Lettera aperta di un professore al Ministro Mario Monti

Non scrivo “contro Monti”; scrivo contro quello che Monti ha detto e per come lo ha detto.

Egregio Senatore a vita Monti,

averla sentita l’altra conversare amabilmente con l’acquiescente Fabio Fazio mi ha indignato, offeso e mortificato profondamente. Lei, nelle vesti di Presidente del Consiglio, ha affermato che le politiche scolastiche tese all’investimento sarebbero state bloccate dalla resistenza degli insegnanti, indisponibili a lavorare 2 ore in più la settimana a parità di stipendio. Sono rimasto avvilito perché già immaginavo quello che sarebbe successo: un’impennata del suo indice di gradimento, visto che (epigono ad esempio, del pessimo ex ministro Brunetta) sbugiardava una volta di più quegli imboscati nullafacenti che lavorano solo 18 ore.

Immaginavo anche (ma era facile) la scontata, ovvia ondata di persone che si sono precipitate sul web a vomitare ingiurie e improperi su una realtà che dimostrano di conoscere soltanto attraverso le chiacchiere da bar e interventi menzogneri e fuorvianti quale è stato il Suo. Naturalmente l’intervistatore ben si è guardato dal dire che le ore non erano due, ma sei o che l’aumento orario sarebbe stato un inaudito 33%, o che un docente italiano ha un impegno di servizio assolutamente in linea con la media europea; voglio immaginare che tale astensione non sia dovuta ad una conduzione servile della trasmissione, ma al fatto che queste sono cose che Lei ben conosce.

Ma ciò che mi ha più disgustato è stato il chirurgico proseguire nel suo menzognero intervento; Lei, che appartiene al più corporativo dei mondi possibili (quello bancario), ha dato dei corporativi agli insegnanti, che rappresentano, invece, una delle categorie più vilipese e sbertucciate di questo Paese. Ha dato del corporativo a quel mondo che ha sopportato, negli anni, un devastante taglio in termini di finanziamenti e di risorse logistiche e umane, taglio condito da una costante denigrazione di chi, nella Scuola e per la Scuola, lavora con dignità e serietà.

Di più, mi ha francamente indignato averLa ascoltata, Lei, il responsabile del governo di questo Paese, mentre lascia intendere in modo abietto che sì… gli studenti fan bene a protestare (anzi!), ma ascoltassero lui: dovrebbero protestare contro i loro stessi docenti, contro quei cattivi maestri che – corporativi come sono – usano i ragazzi per “non adeguarsi ad un mondo più moderno”. Certo, non devo dirlo io: una persona abituata a far la voce grossa con Microsoft e a trattare con la cancelliera di ferro, sa bene dove vuole andare a parare quando dice le cose; intendiamoci: non che questo sia garanzia di verità, ovviamente… tutt’altro.

Ma Lei conosce bene il significato delle cifre e se nel suo intervento, ripeto: chirurgico, dice “due” anziché “sei”, se fa intendere che nella scuola si manipolano gli studenti, che il male sta tutto negli insegnanti che non vogliono adeguarsi al nuovo che avanza, allora ci si deve chiedere: dove vuole andare a parare? Cosa vuole ottenere?

Certo Lei, con queste abiette allusioni, punta ad mantenere divisi gli studenti, le famiglie e i docenti ; vuole impedire che essi possano reclamare assieme, per ottenere una politica scolastica più consona ai più profondi bisogni di questo Paese, che riesca a restituire un po’ di quel futuro che le dissennate amministrazioni che l’hanno preceduta (unitamente a quel mondo da cui Lei proviene) hanno smantellato.

Ciò che vuole nascondere è una verità palese e diversa: Lei e altri prima di Lei hanno considerato la Scuola soltanto come un comparto per fare cassa, salvaguardando e privilegiando ben altre lobby e corporazioni che non quella dei docenti, speculando soprattutto sui giovani ai quali si darà meno qualità nell’istruzione. che squallore, che laida menzogna servita a mò di verità! Domenica sera Lei ha gettato un’altra ondata di fango sui docenti e ha coscientemente indebolito, una volta di più, la scuola; finché argomentazioni come le sue venivano dall’ex (per fortuna) Ministro Gelmini, le si attribuiva il peso politico che avevano: praticamente il nulla.

Questa volta è diverso; non perché Lei abbia detto la verità, come sappiamo bene in molti (Lei per primo), diverso perché la Sua autorevolezza, anche in campo internazionale, è ben diversa da quella che (non) aveva chi l’ha preceduta. Il Suo intervento è stato vigliacco e infame, vigliacco perché condotto attraverso il servizio pubblico e senza interlocutorio, infame perché attraverso l’uso deliberato e cosciente delle menzogne ha contribuito a radicare un’immagine distorta e ulteriormente svilita di chi lavora nella Scuola.

Se il termine “decenza” riveste ancora un significato, lei si dovrebbe vergognare, per quel che ha detto e per quello che ha voluto far intendere; successivamente dovrebbe chiedere scusa. Lo sa, Senatore? Quel suo cinico argomentare, quel maramaldeggiare, quel mentire smaccatamente da una posizione di forza mi hanno deluso e prostrato.

Ma solo per poco… come Lei sa, “anche le formiche, nel loro piccolo, si incazzano”.

Con profonda, profondissima disistima.

Prof. Giuseppe Gurnari

fonte foto: AP Photo/Pier Paolo Cito

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