L’invidia ci fa perdere la pace…

Questo sentimento così distruttore, in paurosa crescita, ci rende estremamente sgradevoli, collerici, irrazionalmente e odiosamente ostili con chi sembra possedere più di noi.

Ci fa perdere la pace e il sonno, rimuginiamo su quello che non abbiamo e che vediamo enfatizzato negli altri: come mai non la combattiamo? Perchè ci lasciamo sommergere e avvelenare l’esistenza da essa? L’invidia nasce quando qualcuno – che consideriamo nostro pari – si pone all’attenzione degli altri; acquista visibilità e consenso. Ci sorpassa in ogni cosa e viene ammirato.

Per sentirci meno a disagio cerchiamo faticosamente di sminuirlo, ci convinciamo che non lo merita affatto; quindi, lo critichiamo e lo svalutiamo. Ma, nello stesso tempo, il dubbio non ci dà tregua: in fondo, nelle più recondite pieghe dell’anima, sappiamo bene che l’invidia non è certo un sentimento nobile: non ci fa onore, ce ne vergogniamo e la nascondiamo sotto adulazioni finte e sorrisi falsi; siamo terrorizzati solo all’idea che si venga a sapere; non vogliamo essere additati come “invidiosi”.

Eppure, è così facile riconoscerla! Basta osservare attentamente gli occhi di chi, in quel momento, sta provando quella sensazione lacerante; quel sanguinante graffio dell’anima…

Nessuno ammetterebbe mai – neanche sotto tortura – di provare invidia per qualcuno e spiegarne obbiettivamente le ragioni. E’ uno stato d’animo che, alla lunga, ci isola e ci uccide spiritualmente.

Da dove arrivano i nostri complessi di inferiorità? Possiamo fare qualcosa per eliminarli e migliorarci? Perchè non proviamo ad alimentare altri sentimenti, invece di questo? Si può allontanare da noi questo malessere che porta così tanta sofferenza? Io credo di si! Lavorandoci su, cercando di migliorarci e fare “nostre” – se possiamo – quelle qualità che ammiriamo in altri; accettando serenamente le differenze tra noi; impegnandoci per evitare che altri la provino nei nostri confronti, impedendo così di diffonderla come una malattia contagiosa.

Non dovremmo sbandierare ai quattro venti i nostri successi, elencare i nostri vantaggi, ostentare troppa gioia quando altri – al contrario – non hanno nessun motivo per provarla.

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