La rana pescatrice

La rana pescatrice, o altrimenti detta, “coda di rospo”, non sempre viene apprezzata come meriterebbe. La sua carne soda e compatta, è squisita e ricorda nella consistenza, quella dell’aragosta. Per sincerarsi della sua freschezza, occorre guardare soprattutto alla trasparenza e al colore rosato della carne; col passare del tempo, infatti, essa tende a diventare lattiginosa e opaca.

Come in molti altri casi, la pulizia preliminare del pesce risulta determinante ai fini della preparazione. Nel caso della pescatrice, che viene di solito venduta già decapitata e privata della pelle esterna, si avrà cura (radendola con la lama di un coltello affilato) di liberare la polpa anche della pellicola superficiale che l’avvolge e che, se non venisse rimossa, una volta cotta risulterebbe gommosa e grigiatra, con uno sgradevole effetto sia per il palato, che per l’occhio.

Eliminata la fastidiosa pellicina, si costeggia con il coltello la spina centrale, ricavandone così dei filetti che si prestano a svariate possibilità d’impiego: tagliati a bocconcini e cucinati in umido, o uniti a una zuppa; a medaglioni, rosolati in padella con burro e sfumati al vino bianco; arrostiti al forno, semplicemente bolliti o cotti al vapore, conditi con olio e limone.

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