La musica che spaventa Putin: Pussy Riot colpevoli di istigazione all’odio religioso
Alle 13.20, il verdetto: le tre giovani cantanti del gruppo punk delle Pussy Riot sono state ritenute colpevoli a seguito di un performance anti Putin nella Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca.
Il regime ha vinto, per ora. Ma la musica che tanto sembra spaventare Putin, non molla. Manifestazioni a favore delle giovani punk in tutto il mondo. E loro promettono che continueranno a lottare. Nadia dal carcere: “Comunque è vittoria” ma ora le tre cantanti rischiano grosso: fino a sette anni di reclusione. Le tre cantanti punk diventate il simbolo del dissenso contro Vladimir Putin sono state giudicate colpevoli di istigazione all’odio religioso, anche se il loro dissenso era tutto politico, contro la censura, contro Putin e quello che ritengono “un regime dittatoriale” e che di certo, con questa ulteriore mossa, non sancisce le libertà di espressione come le altre democrazie occidentali riconoscono.
In tutta Europa manifestazioni di protesta e di sostegno a favore delle punk: “Free Pussy Riot” è lo slogan diffuso in queste ore in decine di manifestazioni per difendere Nadezhda Tolokonnikova, 23 anni, Maria Alekhina, 24 anni, e Yekaterina Samutsevich, 29 anni, in custodia in carcere già da cinque mesi.
Una sentenza che non ha abbattuto le giovani musiciste. La Tolokonnikova ha rilasciato un’intervista al giornale indipendente Novaya Gazeta – dove lavorava Anna Politkovskaya, giornalista uccisa ancora non si sa da chi, ma di certo scomoda al governo centrale di Putin per le sue inchieste scottanti in Cecenia, dice:
“Abbiamo già vinto. Noi russi abbiamo finalmente imparato ad arrabbiarci con le autorità e a parlare ad alta voce di politica”.
Le ragazze sono diventate, forse anche involontariamente, l’epicentro di un enorme uragano politico che coinvolge diverse forze.
“Non credo in una sentenza come questa – ha precisato Tolokonnikova – Questo non è un processo: è un’illusione. Davvero non ci aspettavamo un processo – ha aggiunto – perché non abbiamo mai commesso alcun reato. Non sospettavamo neanche che le autorità sarebbero state così stupide da perseguitare delle femministe punk anti-putin, dandoci legittimità nello spazio sociale”.
Critiche contro la sentenza anche da molti stati europei che vedono in questo l’ennesimo, inutile e antidemocratico pugno di ferro del governo di Putin contro il dissenso. Tra le star scese in campo per la loro liberazione: Madonna, Bjork, Paul McCartney. Anche il provocatorio gruppo femminista ucraino Femen ha inscenato nel centro di Kiev una manifestazione in sostegno delle colleghe russe, segando una croce 1 in memoria dei milioni di vittime dello stalinismo e chiedendo alla Chiesa di “fermare il sostegno alla dittatura e sostenere lo sviluppo della democrazia e della libertà delle donne”.

