Giorgia Martino
2 agosto 2012

Pet therapy migliora lo sviluppo sociale dei bimbi autistici

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Si è sempre parlato in modo positivo della pet-therapy, soprattutto nei casi dei bambini autistici. Ora un ulteriore studio conferma la validità di questa tesi: dei ricercatori francesi del Marine Grandgeorge dell’Hospital Research Center di Brest hanno analizzato le risposte di alcuni bambini in un questionario, e si notava che il punteggio era più alto dopo due anni di convivenza con un cucciolo rispetto al periodo precedente l’arrivo del pelosetto in famiglia. In particolar modo due erano le aree del comportamento che risentivano positivamente della presenza di un amichetto abbaiante o miagolante: la tendenza alla condivisione e quella al confort.

I risultati di questo studio, pubblicati sulla rivista Plos One, dimostra come instaurare un rapporto d’affetto con un animale domestico porti allo sviluppo cognitivo e sociale, ragion per cui i bambini autistici potrebbero venirne avvantaggiati.

Dopotutto è proprio di qualche giorno fa la notizia di un bambino di 7 anni, Lorcan Dillon, afflitto da mutismo selettivo da quando aveva 4 anni. Da quando Lorcan è diventato amico del dolcissimo Jessi-Cat, il piccolo ha cominciato a parlare di emozioni, cosa che fino a quel momento non riusciva a trasmettere. La sua prima frase di tenerezza? “I love you Jessi-Cat” (“Ti voglio bene Jessi-Cat”), il tutto con tanto di lacrime agli occhi del piccolo e con la meraviglia e la felicità dei suoi genitori.

Per chi crede ancora che la pet therapy sia un’opinione…

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Pubblicato in Life, Scienza e salute