I puntini di sospensione

Molti di noi, ogni volta che scrivono, usano abbondantemente i puntini di sospensione. Anch’io lo faccio spesso, anche se cerco di limitare – a fatica – questo modo di esprimersi che vuol dire tutto e niente.

Mi sono soffermata a rifletterci su: cosa vogliamo dire, con quei puntini? Forse vogliamo far capire qualcosa che non avremmo il coraggio di scrivere in modo compiuto? Essi servono soprattutto a mascherare, nascondere, camuffare alcuni nostri modi di pensare: quelli che temiamo di esternare completamente. Non vogliamo essere troppo espliciti: ferire qualcuno.

Quindi, lasciamo in sospeso una frase mettendo al posto delle parole i famosi tre puntini, facendovi galleggiare le frasi come le foglie sull’acqua e lasciando che ognuno – di quel che legge – si faccia la sua personalissima interpretazione. I puntini lasciano tutto sul vago, permettono di non ammettere completamente; accompagnano sospetti, parziali ammissioni e allusioni varie.

In caso di chiarimento, si può sempre dire che si intendeva tutt’altro.

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