Riforma del Lavoro: ora è legge. Cosa cambia?

Qualche giorno fa il ministro Fornero ha rilasciato un’intervista al Wall Street Journal che ha scatenato una bufera mediatica non indifferente:

Il lavoro non è un diritto, deve essere guadagnato, anche attraverso il sacrificio

Una frase che andrebbe contro l’art 1 della Costituzione italiana: L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. Ma nonostante questa frase “infelice” la riforma del lavoro è diventata legge con 393 si, 74 contrari e 46 astenuti.

  • Ma cosa cambia in sostanza? Cambia l’articolo 18 datato 1970, con la limitazione nei licenziamenti illegittimi per motivi economici della reintegrazione nel posto di lavoro, quindi con un reintegro obbligatorio solo per quelli discriminatori.
  • per i co.co.co ci sarà un aumento dell’aliquota contributiva e un salario minimo che dovrà fare riferimento ai contratti nazionali di lavoro, nel 2010, secondo l’Isfol, erano 676 mila con un reddito medio annuo inferiore ai 10mila euro, quindi di poco più di 800 euro al mese.
  • non esisterà più l’indennità di disoccupazione, sostituita dall’Aspi, la nuova assicurazione sociale per l’impiego che partirà nel 2013 e sostituirà nel 2017 anche la mobilità.
  • l’apprendistato dovrà diventare il canale d’ingresso principale al lavoro.
  •  resta nullo il licenziamento discriminatorio, come il licenziamento per ragioni di credo politico, fede religiosa o attività sindacale.

Per la comunità europea questa riforma è:

un passo chiave per sostenere l’occupazione e creare opportunità di lavoro per i giovani.

È una riforma che spaventa le parti sociali ma che serviva per restare in Europa. Gli italiani stanno mal digerendo il governo tecnico ma la realtà dei fatti è che è stato chiamato a risolvere delle problematiche serie che ci potevano far uscire dalla zona Euro. Situazione che avrebbe portato il paese in una paralisi economico-finanziaria senza precedenti.

fonte: ilsole24ore
fonte foto: skytg24

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