Roma, sindacati in rivolta: “Vogliamo lavoro e equità”

Roma- Piazza del Popolo in un sabato cocente accoglie il corteo dei sindacati. Esplode la rabbia dei lavoratori, entusiasmati dalle orazioni dei loro tre rappresentanti sindacali principali, Cgil, Cisl e Uil, che si alternano su un palco.

Tutti all’unisono, richiedono un sostanziale cambio di rotta nella politica economica dell’esecutivo tecnico che ha solo promesso, e tassato i suoi lavoratori; meno tasse più occupazione dicono, ancora insieme, i leaders Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti.

“Siamo oltre centomila”, annuncia lo speaker, mentre tutti innalzano bandiere dei sindacati, in un trionfo del rosso che molti, ammettono, ripropone il colore della rivoluzione, contro un governo che non sembra preoccuparsi della vera e necessaria risorsa di questo paese, il lavoro.

E giù battutine e frecciatine sull’incapacità del ministro Fornero di calcolare gli esodati, in seguito alle polemiche sulla loro reale entità, avuta con l’Inps. Ma l’aria che si respirava oggi era di insofferenza, di rabbia per una politica che, pur essendo tecnica, risponde anch’essa a logiche di lobby, non curante degli effettivi bisogni della società civile.

Ricordiamo, sempre e comunque, l’articolo 1 della nostra Costituzione, che più di tutti può e deve rappresentare lo Stato di diritto, di cui tutti noi vogliamo sentirci parte:
“L’ITALIA è UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA FONDATA SUL LAVORO”.

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