Fabio Perletti
2 giugno 2012

Accadeva oggi 2 giugno: Rino Gaetano nel cielo blu

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Il 2 giugno di 31 anni fa Rino Gaetano ha appena trent’anni e per le strade di Roma è già mattina.

È in giro con la sua auto nei pressi di via Nomentana, solo pochi giorni prima, assieme all’amico Bruno Franceschelli, Rino è coinvolto in un incidente automobilistico tremendo e dal quale esce miracolosamente illeso. La sua auto, una Volvo 343, è distrutta e lui ne acquista subito un’altra uguale, di colore grigio metallizzato. È sulle stesse strade, quelle che hanno visto la morte alcuni anni prima di Fred Buscaglione, che il secondo incidente si rivela fatale: la vettura finisce sulla corsia opposta e si schianta lungo via Nomentana, all’altezza dell’incrocio con via Carlo Fea contro un camion.

Il cantautore, giullare e poeta della canzone italiana, se ne va nella mattina del 2 giugno, proprio mentre a Roma si stanno facendo le ultime prove per la parata del 2 giugno, Festa della Repubblica.

Festa che catapulta in un giorno di lutto i tanti amici, colleghi e fan per la perdita così precoce di un visionario, poeta, cantautore rimasto semplice di nome Rino Gaetano.

Indiscusso cantore e canzonatore “dell’italietta” del post-boom, del post-conflitto bellico, della post-rivoluzione sessuale. Lui, che sin dagli esordi si dimostra così eccezionalmente diverso rispetto agli altri colleghi-cantautori, spesso politicizzati. Lui no: pur prendendo posizione, ne aveva sempre una “terza” che ti spiazzava. E spiazza tutt’oggi, grazie alla sua grande capacità di leggere il presente, si fa, ancora oggi, grande traduttore di una realtà, che poi non è cambiata, né migliorata molto.

Sapeva leggere il presente, ipotizzare talmente bene il futuro del paese in cui abitava tanto da essere persino troppo avanti, già allora. Nei pochi anni di carriera ha segnato profondamente il modo di fare musica, con il suo stile, con i tanti generi che sapeva rileggere ogni volta, pur partendo dal radicale legame con il genera del cantautore chitarra e voce.

Reso celebra dalla partecipazione nel 1978 al Festival di Sanremo con la canzone “Gianna” il suo stile è rimasto intatto e intraducibile, intoccabile e inimitabile, eppure, chiunque si approcci per la prima volta ad una chitarra butta i giù quei tre accordi e si mette a cantare a squarciagola, con la stessa rabbia, con tutto il dolore, ma anche con tanta, tantissima, ironia. Quella espressa dai suoi testi futuristi e sinceri. Immediati e contemporaneamente profondi ed enigmatici.

La stessa ironia che avrebbe ancora oggi nel vedere un mondo che poi non è cambiato molto e che rimpiange ancora, dopo così tanti anni, il suo cilindro, il suo ukulele, ma che pur prova a guardare avanti, o meglio, in alto, perché così voleva, perché lassù: lui è lì, nel cielo sempre blu.

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Pubblicato in Musica, Spettacolo