Le Monde e Brad Pitt contro Nanni Moretti
Da una parte l’America, dall’altra la Francia. Sarebbe meglio nominarli al contrario. Da una parte il cinema di casa del Festival che organizza il concorso cinematografico di Cannes, dall’altro l’attore americano Brad Pitt.
In mezzo lui, l’italiano. L’antitaliano, parafrasando Giorgio Bocca. Nanni Moretti, l’apprezzato regista che quest’anno è stato il Presidente di Giuria del Festival di Cannes e che ha assegnato domenica sera la palma d’oro come miglior film ad “Amour” di Haneke e il Gran Premio della Giuria all’italiano Garrone con “Reality”.
Lo stesso Moretti subito dopo a precisare che la motivazione non era assolutamente unanime, che è giusto così a Cannes e che il cinema americano, in gara con 5 film e totalmente escluso, era poco “vivo”. Praticamente, morto. Il Cinema americano (e quello francese poco menzionato) risponde a Moretti: “Crudele” e tra gli attacchi più duri quello del quotidiano ”Le Monde”:
“Non assegnare alcun riconoscimento ai francesi è una decisione particolarmente crudele, meritavano di più”.
Butta benzina sul fuoco dall’altra parte della staccionata e dell’oceano Brad Pitt, in un’intervista che incalza il nostro Nanni, su un altro appunto che aveva lanciato contro il cinema americano, “troppo povero di idee, poco originale”, persino tutto “uguale”, forse è finito…
Risponde il bel Pitt:
“A Nanni Moretti voglio dire: il cinema Usa non è finito. In tempi di globalizzazione si assiste a una nazionalizzazione del cinema: ai registi bosniaci interessa raccontare il loro Paese, ai cinesi anche, agli italiani la crisi e gli umori del loro Paese. A Hollywood ci sono nuovi autori, spesso anche australiani e neozelandesi, altri russi, altri asiatici. Lavorano sui vecchi generi e sulla storia del cinema americano. È un bene, devono avere il tempo di crescere. I film selezionati a Cannes avevano ottiche interessanti sull’America, dal passato al presente, ed erano distanti da una polarizzazione tra blockbusters e film sperimentali… Io credo che sia importante riportare al cinema anche i quarantenni, i cinquantenni, che vanno ormai di meno in sala”.
Querelle destinata a proseguire. D’altra parte è questo il confronto che non può che far bene al cinema tutto. Proprio perché visto nella sua complessità e nella sua globalità e non solo dalla parte dei lustrini e dei flash dei red carpet dove tutti sembrano volersi bene, anche se non è così.

