Giorgia Martino
24 maggio 2012

Europei 2012: richiesto ai calciatori un minuto di silenzio in ogni partita per i randagi massacrati

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L’accostamento “calcio-violenza” finora aveva avuto solo il marchio umano: si trattava degli ultras più esaltati, di casi estremi, di fanatismo, di odio e di violenza repressa. Ma sotto certi aspetti si trattava di persone che consapevolmente andavano a guardare una partita, che consapevolmente sapevano di poter anche correre dei rischi. Come spiegare il caso del binomio “calcio-violenza” quando le vittime sono dei cani? È quello che da mesi sta avvenendo in Ucraina, il Paese che ospiterà gli Europei 2012 e che, per affrontare il turismo in modo decente, ha deciso di operare in modo completamente indecente: sopprimendo i cani randagi che potevano “infastidire gli ospiti”.

È cominciato così un massacro, una vera e propria mattanza, perché non può essere chiamata in altro modo. Migliaia di cani randagi a Kiev e a Leopoli, le città che ospiteranno le partite, sono stati annientati nel modo più barbaro: torturati, seppelliti vivi, bruciati in forni crematori mobili che girano nei quartieri. Parlarne fa rabbrividire, e neanche la lontananza chilometrica con questo orrore riesce a placare il senso di disgusto e di repulsione. Ci si domanda se sono umani quelli che fanno ciò, se hanno persone che amano, se sono capaci di amare.

Un pallone sporco di sangue quello dei prossimi Europei 2012, e un pallone sporco di sangue è l’immagine con cui si apre il video-denuncia di Andrea Cisternino, reporter animalista e delegato Oipa a Kiev.

Afferma Cisternino:

L’uccisione di cani e di gatti in Ucraina è un problema decennale che ha assunto proporzioni enormi in vista degli Europei 2012, soprattutto nelle città dove si svolgeranno le partite. I cani muoiono con gli occhi aperti, come per domandare il perché di una sorte così atroce.

E il Governo Ucraino cosa pensa di tutto ciò? Prende le distanze, nega ogni responsabilità, e si sa che nei prossimi giorni sarà inaugurato un canile statale in Ucraina. Questa del canile pronto sembra quasi una bella notizia dal retrogusto amaro, dal retrogusto che ha l’odore del sangue di tutte quelle vittime della barbarie umana che ha aggredito il “migliore amico dell’uomo” fino a poco prima di questa possibilità per i randagi. Possibilità di sopravvivere, s’intenda, e non si sa ancora come ovviamente.

Ma si fa presto ad accusare un intero Paese: ci sono stati invece tantissimi volontari ucraini che hanno salvato altrettanti cagnolini, impegnandosi anche a farli adottare in tutta Europa. Perché, come in troppi casi avviene,  non si faccia di tutt’erba un fascio cadendo e scadendo subito in ingiuste e banali forme discriminatorie.

Il caso della mattanza ucraina dei randagi ha inorridito il mondo intero, e sono state tantissime le proteste che si sono mosse contro questa tragedia. L’ultimo in ordine cronologico in Italia risale a mercoledì 23 maggio, e si è trattato di un sit-in degli animalisti davanti all’Ambasciata Ucraina a Roma, con tanto di lettera di protesta consegnata all’ambasciatore ucraino. Non è rivolta sono all’Ucraina questa lettera, ma anche al presidente della Figc Giancarlo Abete e a Cesare Pirandelli, ct della Nazionale: l’obiettivo è di far domandare direttamente dal mondo sportivo il dovuto rispetto degli animali, oltre ad osservare un minuto di silenzio prima di ogni partita indossando la fascia di lutto in memoria di tutti i randagi uccisi.

Il silenzio non diventa in questo caso solo una forma di rispetto: di fronte a questo orrore non credo di trovare parole che possano esprimerne a sufficienza la ferocia e la veemenza. Senza parole e senza un perché.

Commenti

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2 Pensieri

  1. [...] la notizia sulla richiesta degli animalisti che si sono rivolti al mondo sportivo per ricordare con un minuto di silenzio durante le partite [...]

  2. [...] abbiamo parlato in più riprese della terribile sorte dei cani randagi in Ucraina: per ospitare gli Europei 2012, infatti, in Ucraina hanno dato vita ad una vera e propria caccia [...]

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Pubblicato in Animali domestici, Life