Tassa comunale su animali domestici, le proteste degli animalisti

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Da tempo era nell’aria la possibilità di una tassa su cani e gatti domestici, decisione attribuita al Governo Monti e che poi non si è mai rivelata fondata, o almeno comunque non è mai stata realizzata. Ora, che si trattasse di voci di corridoio o di idee che non stavano né in cielo né in terra, il problema si ripresenta, e si ritorna a parlare di una tassa comunale su cani e gatti. L’obiettivo di questi ulteriori soldi da sborsare (ci faranno pagare anche una tassa sulla carta igienica accusandoci di sovrappopolare con i rotoli lo spazio sulla Terra???) sarebbe il combattere il fenomeno del randagismo che, soprattutto d’estate, si avverte con particolare pesantezza e gravità. Ma nemmeno l’idea è stata discussa, ha subito incontrato il disaccordo di parecchie associazioni animaliste.

Legambiente, ad esempio, sostiene che questa tassa andrebbe ad agire invece proprio a favore del randagismo, e ancora Ilaria Innocenti della Lav afferma argutamente:

Siamo profondamente contrari. È necessario fare una differenza tra chi aiuta già le politiche antirandagismo e chi no. Non serve una tassa, ma delle politiche per la sterilizzazione e l’adozione. I Comuni spendono mille euro per ogni animale ospitato in un canile. Se l’adozione fosse incentivata, risparmierebbero molti più soldi di quelli che potrebbero raccogliere con questa tassa.

Molto poco diplomatica ma ugualmente molto efficace Carla Rocchi dell’Enpa, che sostiene:

È un pensiero primaverile dell’onorevole Vannucci che ha pensato di avere un’idea geniale quando invece non lo è. Anzi, è un’idiozia.

Di fronte a tanto ardore anti-imposta, il mondo politico si ritira timidamente da tale proposta mai ufficializzata davvero. E fanno bene a ritirare tutto: dimostrano che il buon senso a volte ritorna!

Fonte: Ecoo

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