Grecia, voto tra le divisioni

Atene- I cittadini greci sono chiamati alle urne per decidere non solo il loro futuro politico, ma tutto il destino dell’Europa. Vi potranno essere molte differenze tra i vari partiti candidati alla vittoria, ma il discrimen fondamentale è la scelta di “sottostare” o meno alla politica di austerity imposta dall’Unione europea, Bce e Fmi.

Tuttavia ritengo che abbiano dimostrato ampiamente di non voler sacrificare la propria quotidianità in nome del servilismo dovuto all’Europa, che più volte è stata dubbiosa sull’erogazione di un fondo economico di aiuti, varati poi con la conditio sine qua non di un efferato controllo all’economia e all’azione del governo greco.

Purtroppo la logica di mercato non perdona: un risultato incerto o confuso può provocare una nuova tempesta finanziaria, mentre un esito nel segno della stabilità verrebbe accolto con un po’ di fiducia, quella che tutti gli Stati membri dell’Ue devono conquistare a tutti i costi.

Il Kke navigava attorno al 10% dei consensi, mentre Nuova democrazia, che alla sua destra aveva soltanto i nazionalisti del Laos, ha visto la nascita di altre due formazioni, gli intransigenti demagoghi del movimento Greci Indipendenti e gli estremisti di Alba d’Oro, un gruppo che si riconosce in molti capitoli della dottrina nazista. Il Pasok ha continuato a perdere pezzi, e dal 44 % del 2009 potrebbe prendere adesso poco più del 16% . L’ultima ferita è stata provocata dal partito Dimar di Fotis Kuvelis.

L’unica vincitrice per ora sembra essere la tensione di un paese che, con un’incerta e sofferta solidarietà europea, non vuole attenuarsi. 5 anni di recessione sono troppo e troppo lunghi, la svendita del maestoso Partenone, di una storia antichissima e di illustri poeti soppiantata in breve da una crisi spietata.

Fonte dati: Ansa.it

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