Delitto di via Poma, Raniero Busco assolto in appello

Dopo tanti anni e tanta sofferenza, oggi Raniero Busco é stato assolto “per non avere commesso il fatto”. I giornalisti l’hanno immortalato in lacrime, emozionatissimo:

Da oggi ricomincio a vivere

– ha detto.

Si torna a parlare del delitto del 1990, quando Simonetta Cesaroni fu ammazzata con 29 coltellate in via Poma, con l’ex fidanzato Raniero Busco unico sospettato fin dall’inizio.

Oggi Busco è stato assolto dall’accusa di omicidio, tra sospiri di sollievo, lacrime e il conforto degli amici e dei cari.

Rovesciata la sentenza di primo grado, che condannava Busco a scontare una pena di 24 anni, soprattutto grazie alla perizia disposta dalla Corte d’Assise d’Appello, che si é rivelata decisiva, in quanto il segno su un seno di Simonetta non sarebbe ricocollegabile ad un eventuale morso di Busco. Inoltre sul reggiseno della ragazza, sono stati trovati altri due Dna oltre a quello dell’ex fidanzato.

Contrastanti le reazioni e i commenti dei presenti: il fratello di Raniero, mentre lo sorreggeva uscendo dal Tribunale, ha commentato

Esiste una giustizia.

Gli avvocati difensori di Raniero Busco si sono detti molto soddisfatti nel commentare la decisione della Corte d’assise d’Appello, sottolineando che a volte anche i giudici in primo grado possono sbagliare.

Da molti l’assoluzione era attesa, perché sembrava che si stesse dando troppa importanza alla sola prova del Dna, mentre invece vanno sempre prese in considerazione tutte le prove, e non si sono mai trovate prove certe in tutti questi anni che lo inchiodassero come colpevole dell’omicidio, seppure Busco fosse il solo sospettato dopo oltre 20 anni.

Naturalmente la famiglia della vittima è ancora più amareggiata dopo questa sentenza:

Siamo destabilizzati da questa sentenza. Cerchiamo di capire perché è finita in questa maniera e non sappiamo darci alcuna risposta. Rispettiamo la decisione della corte d’assise d’appello di Roma, ma ci aspettavamo che la perizia potesse dare certezze.

La sorella di Simonetta, Paola, che il 7 agosto del 1990 scoprì il cadavere di Simonetta nell’ufficio di via Poma dove lavorava come segretaria, ha commentato:

Il processo, però, ha fatto emergere tanti dubbi e incertezze soprattutto sulla questione del morso. Pertanto, ci aspettavamo che la corte accogliesse la richiesta di disporre una nuova perizia e di ciò ci rammarichiamo.

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