Diaz. Un film per non dimenticare – il trailer

Diaz è una scuola di Genova. E’ stato un dormitorio per giovani contestatori nel luglio 2001 durante il G8. E qui, qualcuno decise che era il posto giusto per ordinare la mattanza in risposta ai disordini della manifestazione. E fu sangue, macelleria di violenza inaudita, con il solo piacere di perpetrare la violenza dopo gli scontri di quel giorno in piazza.

Scontri ai quali non si è dato un volto chiaro di colpevole. Scontri ai quali parteciparono non certo, o non solo, i giovani no global italiani: pacifisti, attivisti, femministe, ambientalisti. Ma anche l’anima nera e nascosta di mezza Europa. Che presero il nome, da allora, di Black Block.

Ora è un film: “Diaz, non pulite quel sangue” del regista Daniele Vicari e uscirà nelle sale il 13 aprile prossimo.

Al centro le violenze della sera del 21 luglio nella scuola Diaz: “la più lunga sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la II Guerra Mondiale” ha sentenziato lapidariamente Amnesty International. In una sola notte: 92 attivisti fermati, 63 feriti gravi portati in ospedale.

Il regista e il film si è potuto avvalere di tantissimo materiale: la segreteria legale del Genoa Legal Forum ha infatti prodotto durante i processi, memorie e consulenze tecniche sulla ricostruzione dei fatti relativi alle giornate di Genova 2001, 500 ore di filmati, 15000 foto, 18000 tra comunicazioni radio e telefonate, dirette radiofoniche di Radio GAP e Radio Popolare che hanno permesso di elaborare una cronologia degli eventi, secondo per secondo.

Il film è prodotto da Domenico Procacci e distribuito dalla Fandango in più di cento copie. Presentato lo scorso febbraio nella sezione “Panorama” al Festival del Cinema di Berlino, ha ricevuto il premio del pubblico e una calorosissima accoglienza.

La scelta di una produzione così importante per questo film (150 attori, tra i quali Elio Germano e Claudio Santamaria, 8000 comparse, 250 stunts) risiede nella volontà di far conoscere quello che è stata “la macelleria messicana” dell’irruzione nel scuola Diaz per non dimenticare il pestaggio brutale.

Un monito del regista Daniele Vicari, segna l’intestazione e la volontà di questo film: “Dobbiamo difenderci con la conoscenza, non dobbiamo pulire questo sangue.”

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