Addio Jim Marshall, il papà dell’amplificatore Rock

Chi non ha mai suonato un Marshall? Basta attaccare la corrente e poi alzare i volumi. Già ci si sente dei grandi solo ad avercelo davanti. Anche perché era un grande amplificatore. E lo è ancora. A 88 anni è morto l’inventore del famosissimo amplificatore elettrico. A transistor o valvole, non importa. Per basso e per chitarra. Famosissimo il “muro” di Marshall degli Who. Jimi Hendrix ci infilava il cavo per la sua Fender.E poi i Led Zeppelin, passando per Who e Cream

Acquisto fondamentale per ogni band in erba, presenza scenica ai concerti delle band planetarie e simulacro magari da distruggere. Ma soprattutto, rivoluzionario supporto: ci si appoggia di tutto, dai plettri, alle birre, alle sigarette. Lui è lì. E resti tu e il tuo Marshall. Molto spesso fino a farlo fischiare. Non solo un oggetto di culto, uno strumento per fare musica, ma un vero e proprio marchio per fare ROCK.

Jim Marshall ha rivoluzionato il mondo della musica. Lo ha reso accessibile ai più. E’ stato il papà dell’amplificatore moderno. Sempre reinventando modelli, dall’inconfondibile sapore. Il rock imparò presto ad alzare il volume grazie a lui. A farsi sentire. Energia che si diffondeva grazie al “The Father of Loud”, il padre dell’alto volume, molto più anziano di tanti suoi devoti “andati avanti” già da tempo.

Come Kurt Cobain, morto esattamente 18 anni fa che gli fu grato per la famosa distorsione del suo “grunge”.

La sua azienda celebra quest’anno i 50 anni di attività. Si è inserita in maniera preponderante anche la tecnologia, e va bene, ma il mito resterà, e a celebrarlo ci saranno ancora una volta i suoi amplificatori. Non per un minuto di silenzio, ma per un minuto di alto volume e di musica assordante sparata dai coni che l’hanno reso grande. Perché il rock è vita e chi lo insegue, suonerà ancora un Marshall, almeno per i prossimi cinquant’anni e cinquanta modelli. Targati Jim. Jim Marshall.

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