Riforma Lavoro, Monti fiducioso: “Passerà in Parlamento”

Roma- Il Presidente del Consiglio, Mario Monti, difende la riforma da possibili “attacchi” delle parti sociali. “Le imprese hanno paura di assumere perché è molto difficile licenziare”, così spiega il motivo per cui questo Governo vuole tanto modificare l’articolo 18 della legge n.300/1970, il c.d. Statuto dei Lavoratori, che pone un filtro ai licenziamenti facili. Tale norma è stata definita dalla Camusso, Cgil, come una “norma di civiltà“, per cui le ideologie del sindacato restano ferme, non scendendo a compromessi.

Nulla di fatto per il confronto, su cui ormai il nostro premier ha chiuso definitivamente. Ora spetta al legislatore, ossia il Parlamento, votare sul disegno di legge che contiene il testo della riforma tanto discussa e a detta dei tecnici, fondamentale per il futuro dell’Italia.

“Il Parlamento presto inizierà una discussione che spero si concluda prima dell’estate”, riferisce Monti alla platea attenta ai cambiamenti dei paesi dell’Eurozona. “Ho fiducia nel fatto che la riforma passerà” ha aggiunto, anche perchè l’ambito in cui è nata la “riforma delle pensioni mi fa ben sperare”.

In realtà i problemi e i dubbi su questa riforma del mercato del lavoro permangono, in particolar modo tra le parti sociali, Cgil, Cisl e Uil, che tuttavia non sono giuridicamente rilevanti. Pertanto ora il potere di decidere è in mano ai nostri rappresentanti.

Tra i temi condivisi in ogni caso è “sorprendente”, ammette il premier, “notare che ci sia la spesa pubblica”. Equità rimane la parola d’ordine, per cui l'”obbligo dell’equilibrio e di una giusta sperequazione” fa ben sperare per coloro che rappresentano la classe media della società.

Tuttavia una riflessione mi sembra doverosa, in quanto è inammissibile, secondo il mio modesto parere, che vengano calpestati i diritti fondamentali, costituzionalmente garantiti, in nome dell’andamento dello spread e delle logiche astruse dei mercati, manovrati dagli azionisti. Tutti i lavoratori hanno diritto a una vita libera e dignitosa. Questo deve essere il sentimento cardine della riforma, che possa far convergere le volontà di tutti per un’Italia migliore e una società che venga invidiata a livello internazionale.

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