Auguri Papà

Mi alzo presto come al solito, alzo le tapparelle e poi metto il caffè sul fuoco. Sono più o meno le 6.30: squilla il telefono.

Non mi scompongo più di tanto, non mi preoccupo per l’ora insolita, non immagino chissà quali disgrazie… so bene, chi è! Alzo la cornetta sorridendo e dico “pronto?”…

Lui esordisce con voce squillante (è sempre stato un mattiniero, vispo come un grillo già alle 5 del mattino) – auguri, Rosetta! – mi dice in tono scherzoso. Come sempre, faccio finta di arrabbiarmi e gli dico che non vale: è la “sua” festa, non la mia. Gli rammento che, se lui chiama me e non il contrario, mi toglie il gusto della sorpresa… ma, ormai, come ogni anno e come ad ogni ricorrenza, è fatta: il giochino finisce immancabilmente in una bella risata.

Che peccato, non poterlo più fare quel giochino. Che peccato che in questo giorno, non possa ridere con lui…

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