Lasciami entrare – Giovani vampiri svedesi

Cinema e televisione hanno ampiamente utilizzato la figura del vampiro, declinandola secondo le epoche e la società.

Dal cult di Murnau Nosferatu (1922), con Max Shreck, al Gary Oldman di Coppola, passando per la coppia Pitt-Cruise in Intervista col vampiro (1994) e per le serie tv, fino alle versioni più recenti per teenager, in cui i vampiri non mordono, sono belli e pure ricchi. Se in un prodotto per il piccolo o grande schermo il vampiro ha una di queste 3 caratteristiche, probabilmente non stiamo guardando dei vampiri.

Se invece ce li dipingono come demoni piuttosto violenti costretti ad uccidere per sopravvivere, e più uccidono e più sono affascinati, allora forse stiamo guardando un buon prodotto.

E’ indubbiamente il caso di Lasciami entrare, produzione svedese del 2008. Horror assolutamente particolare.

Nella periferia monotona e fredda di Stoccolma, Oskar, 12 anni, fa i conti con i bulletti a scuola.
Eli, 12 anni, va a vivere nell’appartamento accanto al suo, e deve fare i conti con il fatto che ha 12 anni da una vita.
Un ambiguo uomo di mezza età la aiuta per la ricerca del sangue senza grandi risultati. Eli deve perciò arrangiarsi da sola, aggredendo con inaspettata violenza alcune povere vittime.
I vampiri di Lasciami entrare hanno alcune delle caratteristiche più classiche della tradizione: non mangiano che sangue; non hanno battito cardiaco e dunque non sentono freddo; se si espongono alla luce del sole, bruciano, quindi di giorno dormono; nascondono un demone, quindi il loro aspetto è ingannevole. Altro tratto classico, di derivazione letteraria, è che hanno grande forza fisica, si arrampicano facilmente su superfici verticali e possono praticamente volare.

Un vapiro tradizionale quindi, se non fosse che si tratta di una bambina e che il regista Tomas Alfredson mostra incredibile sensibilità nell’indagare il sentimento di tenera amicizia che nasce tra lei ed Oskar. Lasciami entrare non è un film sui vampiri: è una storia di ragazzini che devono sbrigarsela da soli, che non possono contare su nessun adulto per destreggiarsi in un mondo sempre più inospitale; ragazzini che si consigliano a vicenda come meglio possono.

-A scuola mi picchiano.
-E tu picchiali più forte che puoi.

Francamente faccio fatica a classificarlo come horror, essendo a privo di quelle caratteristiche che gli horror moderni ha assunto come canone: non si salta dalla sedia, non sbucano mostri da dietro gli angoli, non c’è musica di tensione, dei ragazzi non vanno a fare campeggio in una foresta infestata di fantasmi.
Quello che nasce nell’animo dello spettatore è, piuttosto che terrore, un sentimento di empatia e simpatia. Di comprensione e incredibile tenerezza, che proietta i suoi raggi positivi anche sul futuro.

Poi sì: c’è parecchio sange e questo potrebbere essere horror per alcuni.
Anche per me c’era almeno un elemento tipicamente da horror, ma temo sia una paura del tutto soggettiva. A me, qualcuno che infrange le leggi della fisica, fa morire di paura. Scalare un edificio, contorcere colli in maniera innaturale, scendere scale sottosopra (L’esorcista docet).

Un  film assolutamente da vedere. Ditemi se, anche voi, avete trovato romanticissima la scena finale nella piscina.
Sì, l’ho trovata romanticissima. Tipo il principe che salva la principessa dal drago. O viceversa.

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