Luca Tiziano Milani
9 marzo 2012

Punto Omega

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Cosa accade quando un giovane regista, Jim Finley, chiede a Richard Elster, un anziano intellettuale che ha servito il Pentagono durante la guerra in Iraq, di poter girare un film su di lui? Per Don DeLillo, quest’ultimo inviterà il primo a raggiungerlo nella sua casa, collocata in un imprecisato punto del deserto californiano. Elster non è affatto pentito del suo apporto alla guerra; lui era lì per creare realtà alterate ed immagini distorte, la guerra era un grande prodotto, ma andava pubblicizzato nel modo corretto, la realtà doveva acquattarsi per lasciare spazio ad uno slogan orecchiabile, che permettesse a tutti di apprezzare una giusta decisione. Dubbi sull’agire umano e la sua correttezza; qual’è lo scopo delle guerre? Perchè gli eserciti portano con sè “il gene dell’autodistruzione”?

Quest’ultimo è necessariamente un male o è funzionale al raggiungimento del “Punto Omega”? Le domande si susseguono nei pacati discorsi dei due protagonisti, in un limbo senza tempo; già, il tempo, anch’esso incessante argomento di discussione, quello che nelle città “create per sottrarlo alla natura” è scandito da news e meteo, da sport e traffico; una sorta di male curabile tramite la parola scritta poichè “quando hai strappato via tutte le superfici, quando guardi sotto, ciò che resta è il terrore. È questo che la letteratura vuole curare. Il poema epico, la favola prima di andare a letto”.

Questo idillio riflessivo atemporale è però destinato ad essere bruscamente interrotto dalla scomparsa della figlia di Elster, che riporterà minuti e secondi in una frustrante ricerca; cosa è capitato? Fuga? Rapimento? Con queste ed altre domande, meno riflessive e più pressanti, i due uomini dovranno fare i conti, mentre ogni secondo affievolisce la speranza ed acuisce l’angoscia.

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Pubblicato in Libri