Oggetti dimenticati

Ho un ricordo d’infanzia. Nel mio condominio, all’ingresso del tetro portone del caseggiato, saldamente cementato sulla soglia, si faceva notare un oggetto di cui non comprendevo l’utilità. Si trattava di un arnese in metallo piuttosto arrugginito, una sorta di “lama” conficcata nel suolo che spuntava dal terreno. Abituato nel vederlo, non mi posi subito la questione di quale funzione svolgesse, ne notai però l’inutilizzo e la sua superflua presenza.

Un giorno al rientro da scuola, accompagnato da mia madre, chiesi a cosa servisse, lei rispose apprestandosi a mostrarmi il gesto: serve per rimuovere e ripulire dal fango le suole delle scarpe. Ora è tutto chiaro, pensai, ma poco dopo mi chiesi dove fosse il fango, terra ed acqua? Abito in centro città dove asfalto e cemento al massimo si trasformavano per incuria ed intemperie in breccia, ghiaia libera dal catrame, a formar comunque degna sede per i mezzi dell’epoca. Non lo vidi mai all’opera. Un giorno venne rimosso, etichettato come inutile e pericoloso. Me ne dispiacqui un po’, ma solo per affezione, mi ricordava casa.

Solo più tardi da ragazzo capii, vedendo vecchie foto della mia città, quartiere, zona e palazzo, che già all’epoca compariva primo tra le nuove speculazioni edilizie per i lavoratori delle limitrofe zone industriali, quanto utile fu quel vecchio ferro conficcato al suolo per i molti condomini, famiglie, persone per bene che dovevano affrontare l’insidia delle strade sterrate e fangose del primo insediamento cittadino, per andare a lavorare, studiare o solo per adempiere alle normali faccende domestiche.

Oggi ho rivalutato moltissimo quel semplice strumento di cura e decoro che permetteva di onorare la casa ed il lavoro di quotidiana pulizia domestica delle prime casalinghe di città. Oggetto che fungeva da vero e proprio filtro tra la “sporca” e naturale vita esterna da quella interna “pulita” ed artificiale del nido casalingo.

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