Paper Moon: padre e figlia nella vita e sullo schermo
Paper moon (1973) è un piccolo capolavoro on the road firmato da Peter Bogdanovich e interpretato da Ryan O’Neal (il Barry Lyndon di Kubrick) e sua figlia Tatum O’Neal che all’epoca aveva 10 anni.
Per la sua interpretazione vinse l’Oscar come attrice non protagonista ottenendo, e mantenendo tutt’oggi, il primato come vincitrice più giovane del prestigioso premio. Si potrebbe discutere sulla scelta della categoria: la piccola O’Neal è decisamente protagonista del film, in misura uguale se non maggiroe rispetto al padre, ma i boss dell’Academy non ritennero opportuno candidare una bimba di 10 anni a una statuetta così ambita.
Stessa sorte toccò nello stesso anno a Linda Blair, la protagonista de L’esorcista, candidata come attrice non protagonista (e se non è protagonista lei, non saprei chi).
Negli anni ’30, in piena depressione economica, Moses (Ryan O’Neal) vende bibbie alle neovedove scosse ancora dal dolore. Gli viene affidata la piccola Addie (Tatum O’Neal) a cui viene fatta subito notare l’evidente somiglianza delle loro mascelle.
Perché Moses era al funerale della mamma di Addie? E perché sembrava conoscerla così bene? Addie è sicura si tratti di suo padre e lo segue in giro per l’America, dimostrandosi inaspettatamente sveglia e utile per portare a termine i piccoli imbrogli di Moses.
Grande eleganza della fotografia in bianco e nero, atmosfera retrò perfettamente ricostruita, momenti estremamente divertenti, attori completamente in parte (su tutti Tatum O’Neal, perfetta nelle pose da donna matura: quando fuma e quando rivolge al padre sguardi di ghiacchio), delicatezza estrema nel dipingere un rapporto padre/figlia sui generis: tutti questi elementi fanno di Paper Moon un piccolo gioiello.
Una commedia da guardare assolutamente. Imperdibile la scena della gelateria.
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