Massimo Santi
2 febbraio 2012

Aquiloni e trottole dal Giappone in mostra a Roma

A Roma è il vento a sussurrarci antiche storie di guerrieri formidabili, estasi di spirito lucente: i samurai, che diventano falchi di carta e bambù per la gioia dei nuovi nati.

Nell’antico Giappone alla nascita di un figlio maschio era di buon auspicio far librare nell’aria un aquilone raffigurante un guerriero, che avrebbe portato prosperità alla famiglia e avrebbe conferito al nuovo nato una superiorità spirituale, perchè questo voleva dire essere un samurai: vivere la scherma con una partecipazione assoluta.

“In combattimento non sollevate, nè abbassate il corpo e non inclinatelo, il vostro sguardo non deve vagare ma fissare con intensità.
Gli occhi bene aperti, ma non basta saper guardare bisogna saper percepire.
Intuire è più importante che vedere. Il capo sia diritto, il collo teso e una sensazione di vigore si propaghi dalle spalle in giù per tutto il corpo, la schiena eretta, le gambe scattanti, l’addome retratto. Per i samurai regola che il portamento da tenersi in un incontro deve essere usato anche nella vita di tutti i giorni. Non contravvenite mai a questa regola.

L’obbiettivo è raggiungere una più elevata consapevolezza di sè e degli altri e la parola d’ordine è concentrazione. Deve regnare il più assoluto silenzio, non deve esserci altro suono che quello prodotto dall’addestramento: il cozzare delle armi, i piedi che battono con forza sul pavimento e le urla che accompagnano i colpi.” Da “La Strategia Del Samurai” di Miyamoto Musashi.

Un samurai deve essere acqua che prende la forma del recipiente che la contiene, ma rimane sempre uguale a se stessa

Istituto Giapponese di Cultura
via Antonio Gramsci 74, Roma
fino a sabato 18 febbraio

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