Marianna
25 gennaio 2012

Lo spaccone e la teoria del tavolo da biliardo

Nel 1961 Paul Newman interpreta Eddie Felson ne Lo spaccone per la regia di Robert Rossen da un romanzo di Walter Tavis sceneggiato dal regista stesso.
Eddie gira le sale da biliardo d’America forte del suo braccio e della sua stecca con l’obiettivo di giocare con Minnesota “Fats” (Jackie Gleason), da dieci anni imbattuto. Quando finalmente Eddie e Minnesota si scontrano la partita dura tutta una notte e, dopo aver vinto oltre diecimila dollari, Eddie inizia a ubriacarsi e a deconcentrarsi e perde tutto.

Alla stazione conosce Sarah (Piper Laurie) una ragazza ubriacona, depressa e zoppa, con cui va a vivere e istaura quello che lei chiama un “rapporto di depravazione” fatto di sesso e nulla più. Lei tuttavia lo ama, insieme a lui riesce a liberarsi dello spettro dell’alcol, ma per Eddie niente ha più importanza del tavolo da gioco.
Quando un impresario senza scrupoli Bert (George C. Scott) nota la sua bravura e lo ingaggia, lui non sa dire di no ed è pronto a imparare le tecniche dell’autocontrollo che hanno fatto di Fats un campione e di lui un perdente.
Nell’ultima trasferta lei va con i due uomini ma è vista come un ostacolo dall’agente. Eddie dopo aver perso i suoi soldi la tratta male e le urla di andarsene. Un ultimo scambio di battute con Bert e per lei una fine amara.
Eddie giocherà di nuovo con Minnesota Fats, ma stavolta sarà diverso: l’esperienza gli ha insegnato a vivere.

Lo spaccone non è un film sul biliardo.
Se sentite un certo sollievo tra gli spazi di questa affermazione, è perché una scoperta del genere non può che essere una felice scoperta per una fanciulla.
E’ evidente che il biliardo rappresenta una ossessione che, come tante altre, se portata a livelli estremi, impedisce a chiunque di manifestare umanità o interesse in qualsiasi altro campo della vita.
Tuttavia, a contraddire in parte quello che ho appena detto, ne Lo spaccone il biliardo non è un pretesto, non è solo la scusa per analizzare la debolezza e il cinismo della natura umana. Il tavolo verde, le sale da biliardo fumose, la strana umanità che le frequenta, il codice “d’onore” che in qualche modo le tiene in piedi, sono protagonisti del film al pari degli attori in carne ed ossa, grazie alla macchina da presa di Rossen e alla fotografia di Schufftan che, non solo le descrive, ma ne ricrea sapientemente l’atmosfera. Sono come mondi a sé stanti in cui un grassone come Fats può trasformarsi in una leggiadra ballerina e l’onore della vittoria è l’unica cosa che conta.
L’amarezza sta proprio nel constatare che non sempre vincitori e vinti sono così nettamente distinguibili .

Indimenticabili le interpretazioni dei 4 protagonisti: Piper Laurie con il suo non sono ubriaca, sono zoppa; Jackie Gleason laconico e dignitoso che si cosparge le mani di borotalco e decide di smettere di perdere mostrando la “stoffa” che Eddie non ha; George C. Scott (l’indimenticabile generale Buck Turgidson di Kubrick) cinico, violento e furbo che con nonchalance chiede a Eddie di accendergli la sigaretta per controllare che si sia ripreso dalla frattura dei pollici; Paul Newman che accarezza il tavolo da biliardo come fosse una donna. Sembra una chiesa dice entrando nella sala in cui si batterà con Fats. Il biliardo una religione.
Le quattro candidature all’Oscar degli attori vennero ignorate nell’anno di West Side Story. Per Lo spaccone solo due statuette tecniche.

Approfondimento:

Un Pensiero

  1. [...] colore dei soldi di Martin Scorsese è il proseguimento della vicenda de Lo spaccone, 25 anni dopo. Eddie “lo svelto” Felton ha riposto la stecca nel suo astuccio e ha [...]

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