La gatta sul tetto che scotta

Nel 1958 Richard Brooks porta sullo schermo il dramma teatrale di Tennessee Williams del ’55, La gatta sul tetto che scotta e decide di farlo interpretare a due bellissimi del cinema che renderanno la pellicola un grande classico, Paul Newman ed Liz Taylor.

Maggie e Brick sono sposati da 3 anni, ma se tuo marito non ti guarda nemmeno in faccia deve esserci qualche problema. Lui ha problemi con l’alcol da quando è morto il suo amico e compagno di squadra Skipper e, parallelamente, non può soffrire la moglie: non hanno figli, non dormono insieme, niente di niente.
Quel che ci vuole per rasserenare gli animi è una bella e urlante riunione di famiglia con Gooper, fratello di Rick, e Mae sua moglie, insieme a una carovana di pesti urlanti: è infatti il 65esimo compleanno del padre di Brick e Gooper, “Big Daddy”.
L’ultimo, perché è gravemene malato.

I drammi della pellicola sono tanti e incatenati tra loro. Mentre aspettiamo di capire perché Brick odi Maggie, si sviluppano le nevrosi del resto della famiglia: Gooper si sente trascurato dal padre nonostante abbia fatto la vita che lui gli ha indicato e non riesce a capire perché Brick sia stato, nonostante tutto, sempre il preferito; Mae odia Maggie, infinitamente più bella, e la ferisce di continuo ostentando figli e gravidanze che lei non sembra degna di avere; tutti, tranne Brick, vogliono la propria fetta di eredità e fanno i conti senza l’oste, giacché nessuno è ancora morto. Anche Maggie tenta di convincere Brick ad interessarsi agli affari di famiglia, decisa a non lasciare tutto nelle mani dei cognati, più avanti nella corsa all’eredità solo perché con prole al seguito,  ma Brick sembra interessato soltanto a spegnere l’interruttore con l’alcol, a sentire quel click nella testa che finalmente non lo fa soffrire più.
Questo in poche righe: le implicazioni tra i personaggi sono tante e profonde, oltre che molto più complicate.

Alla fine scopriamo il dramma di Brick: Skipper è morto suicida dopo che lui si è negato al telefono. Maggie afferma che lui abbia tentato di sedurla, dimostrandosi quindi un pessimo amico che non merita una tale sofferenza da parte di Brick.
Tutto si svolge nella lussuosa hacienda sulle rive del Mississipi e nella leggendaria camera da letto in cui Brick e Maggie dormono separati.

Nel passaggio al grande schermo il dramma di Williams viene ripulito della tematica fondamentale dell’omosessualità. Sebbene nel film aleggi il sospetto di un attrazione gay tra Brick e Skipper, esso viene chiaramente smentito.
Il testo originale, per quanto Tennessee Williams si sia affaticato a sostenere la non centralità della questione, basava al contrario la crisi dei due protagonisti proprio su questo aspetto: Maggie aveva accusato Skipper di essere innamorato di suo marito e gli ordina di sparire. Skipper tenta di sedurla per dimostrare la sua virilità e poi vuole raccontare l’accaduto a Brick che, saputa la vicenda, attacca il telefono e si nega. Dopo Skipper si suicida.
Niente è esplicito nel testo teatrale, ma la stessa bugia di Maggie che, per non perdere la possibilità di ottenere una parte di eredità, afferma davanti all’intera famiglia di essere incinta, assume una valenza diversa se si considerano i dubbi sulla sessualità di Brick. Quasi che lei voglia, a beneficio suo e delle questioni d’eredità, inserirlo all’interno di una sessualità socialmente accettata.
D’altronde il finale originale non è positivo come quello cinematografico: Brick non smette di bere né accetta di stare di nuovo con Maggie ma, piuttosto, si fa convincere. E nemmeno tanto facilmente.

Attenuata nel film anche l’ostinazione di Maggie a non voler abbandonare la posizione di privilegio raggiunta con il matrimonio: il titolo d’altronde fa riferimento proprio all’instabilità che deve vivere, rifiutata dal marito e non considerata dalla famiglia in quanto senza figli. Le spinte all’azione sono nel più sentimentali e morali, piuttosto che di interesse economico o sessuale.

Al di là delle questioni di trasposizione, quello che rimane sono due protagonisti dotati di sex appeal straordinario: Liz Taylor bellissima ed esasperata, ma lucida fino in fondo; Paul Newman un sogno in quel pigiama di seta.

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