New York, città da filmare!

New York è il set più grande e suggestivo del cinema.
Non c’è bisogno di scenografi o maghi della fotografia per esaltare la bellezza di un città come questa che da sola riesce spesso a rendere magica una storia.
Sono innumerevoli i film sullo sfondo della grande mela: rivediamone qualcuno 😀

In Die Hard – duri a morire (1995)  Bruce Willis e Samuel L. Jackson guidati come marionette da un terrorista psicopatico in una New York percorsa a piedi o in taxi nel bel mezzo del Central Park.

La città è protagonista del migliore film della serie d alla Federal Reserve, alla metropolitana che emerge dal cemento come un mostro, ad Harlem, al labirinto dei distretti scolastici. L’abito che dona di più a Bruce? La canottiera insanguinata.

New York è una bolgia infernale che rigurgita pazzi, criminali, pervertiti e prostitute nella mente di Travis Bickle, tassista ed ex soldato che gira per tutta la notte a bordo del suo taxi e spera in un nuovo diluvio universale che rispulisca le strade una volta per tutte. Il film è Taxi driver (1976) uno dei capolavori di Scorsese. Travis è drammaticamente alienato e isolato, partecipe di un mondo che disprezza e non capisce, ma da cui pure è attratto. Inizia così quella che crede una vendetta, un riscatto, un tentativo di pulizia e finisce per non essere tanto diverso dai coloro che disprezzava. Tuttavia, salvando la giovane prostituta interpretata da Jodie Foster, quasi diventa un eroe, in una società (e in una città) che sfugge a ogni tentativo di interpretazione.

Il Dakota Building è un palazzo strano e Roman Polanski nel capolavoro horror Rosemary’s baby (1968) non manca di sottolinearlo con il bel movimento di macchina che apre il film: la cinepresa registra il profilo della città con alberi e case di lusso, vie dello shopping, cultura. E’ la solita NY, sembra uscita da un film di Woody Allen. Ma in ogni cosa c’è una nota sbagliata, qualcosa che stona: il Dakota Building in tutta la sua tetraggine. Ci stanno andando a vivere Rosemary e Guy Woodhouse. La poverina non ha idea di quello che le sta per capitare. Siamo nel ’68: i Beatles dovevano ancora sciogliersi e John Lennon era ben lontano da moririci dentro.

E’ diventata barzelletta l’abitudine del cinema americano a far accadere le catastrofi naturali e/o apocalittiche nel cortile di casa. Tra i più famosi del genere The day after tomorrow (2004) che grazie all’utilizzo di effetti digitali, mostra NY inondata e la statua della libertà ghiacciata e sommersa.

New York è sfondo di romantiche storie d’amore quasi quanto l’intramontabile Parigi. Partiamo dalla 5th avenue di Colazione da Tiffany (1961), passiamo per l’Empire State Building in cima a cui si danno appuntamento Cary Grant e Deborah Kerr in Un amore splendido (1957), poi camminiamo davanti al celeberrimo Waldorf Astoria in Serendipity (2001) dove John Cusak e Kate Backinsale perdono e ritrovano guanti, libri e numeri di telefono solo per il gusto di farci vedere che, se è destino, succederà e basta.

Saltiamo a piè pari Woody Allen (troppo facile :D) e concludiamo con una New York che diventa addirittura un inferno in L’avvocato del Diavolo (1997): Keanu Reeves vede cosa gli succederebbe se decidesse di trasferirsi a NY per difendere un pedofilo colpevole. La sua vita prenderebbe una strada del tutto diversa in una città da incubo e a contatto con un luciferino Al Pacino.

Ditemi tutti quelli che ho dimenticato 😀

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