Governo tecnico: democrazia negata?

Questa mia dichiarazione contro la “politica dei politicanti” non vuole essere un elogio dell’anarchia, ma anzi vuole far rivivere la vera essenza della politica che fu, quella antica scienza del vivere insieme, esaltata e osannata dai grandi filosofi.

Che sia del tutto un’utopia la mia? Desiderare una politica che miri al benessere, alla felicità dei più, che tolga i privilegi ai pochi per rendere a tutti i semplici diritti, che sono stati il frutto dei sacrifici altrui, non deve sembrare infattibile.

Se oggi lottiamo per acclamare i nostri diritti, se abbiamo questa possibilità, la dobbiamo senza dubbio alla vigente forma di governo, vale a dire la democrazia. Etimologicamente significa “governo del popolo”, un popolo che nelle varie epoche si è dimostrato a volte immaturo, altre rivoluzionario e altre ancora pronto per i cambiamenti.

La democrazia si deve custodire come un bene preziosissimo per il nostro presente e per il nostro futuro, ma occorre una piccola riflessione: il popolo che, tramite la votazione elettorale esprime le sue preferenze, scegliendo il più delle volte in base alla simpatia, all’apparente onestà, al fascino che il politico riesce ad evocare, dimenticando il suo vero ruolo, potrebbe cadere in errore e il potere di cui gode potrebbe rappresentare la grande pecca della democrazia.

Paradossale: ti eleggo perché mi piaci, mi ispiri fiducia, voglio che tu mi rappresenti nelle grandi sale del Potere, quello stesso Potere che poi mi sopprimerà, insieme con chi ha avuto la stessa impressione su di te.

Giustamente non è previsto alcun vincolo di mandato, ossia il politico può promettere “mari e monti” in campagna elettorale, ma se una volta eletto volesse solo fare i suoi “porci comodi”, non dovrebbe risponderne a nessuno; questa trovata geniale costituisce un ottimo deterrente a vendette o ripicche personali. Giusto, va bene, ci sto politicante della politica! Ma un minimo di garanzia me la devi pur dare!

Io ti eleggo, io ti pago, io ti ascolto, io ti sostengo (a volte, se non ti batti solo per ciò che ti fa comodo!), io ti permetto di sedere sulla poltrona del Potere e tu come mi ripaghi? Voglio sapere la democrazia cosa prevede che tu faccia per me, per ripagarmi di averti messo su un piedistallo.

Tutto in pochi mesi è cambiato e giunto l’anno nuovo occorre capire il vero meccanismo democratico. Berlusconi si è dimesso “per senso di responsabilità”, poco dopo Monti ha formato il nuovo esecutivo tecnico e per rimediare agli errori e all’inerzia del precedente Governo adesso siamo costretti a “tirare la cinghia”.

La nostra Costituzione in tutto questo all’articolo 1 sancisce la sovranità popolare…Ma che fine ha fatto? La democrazia, il potere del popolo è stato posto in secondo ordine per permettere ai tecnici di occuparsi delle questioni urgenti, compito in cui i politicanti hanno fallito.

Messa da parte la nostra rappresentanza, che ormai ci rappresentava ben poco, personalmente la ritengo un punto per sviluppare un ripensamento sulla tecnica elettorale. Nessuno tocchi la democrazia, sia ben chiaro!

Ma allora perché se un nuovo “idealista” come me propone di svecchiare la politica, di ristabilire un ordine e boicottare il Potere che pensa solo a sé stesso barricandosi strategicamente dietro il baluardo della democrazia in cui non crede, ma che in quel momento gli fa comodo, nessuno è pronto più a lottare?

Vi sono tanti strumenti di lotta, la parola, il pensiero, la voglia di cambiare e migliorarsi. Una rivoluzione ideologica, composta, che smentisca un passato pieno di ingiustizie che forse i nostri Padri costituenti non pensavano minimamente potesse originarsi dalla fonte democratica.

Mi consola solo sapere che Platone sarebbe stato al mio fianco, ritenendo giusto che al vertice di uno Stato dovesse esserci un “re filosofo“, saggio che faccia del bene ai suoi “sudditi”; ecco perché in fondo sacrificare per un breve periodo la preferenza democratica che elegge politicanti avari di Potere e Soldi, non dispiace. Sapersi guidati da un Governo di tecnici rassicura grazie alla consapevolezza su scelte ragionate, prospettate al reale interesse del Paese e non certo per calcoli personali.

Ricordate: i privilegi sono i diritti di pochi, i diritti i privilegi di tutti!

 

 

 

 

 

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