Tutti i battiti del mio cuore: l’arte ci salverà
Io e la Compagna Di Divano soffriamo probabilmente di doppia personalità se alterniamo, con la stessa semplicità con cui ci cambiamo d’abito, la cinematografia anni ’40 a quella più recente.
Spesso da un giorno all’altro.
Spesso nella stessa serata.
Ma a noi piace così: un bel film vecchio o nuovo, stride con un qualsiasi film brutto e sta bene con un qualsiasi film ugualmente bello.
Quindi veniamo a Tutti i battiti del mio cuore, film del 2005 di Jacques Audiard con Romain Duris, ramake di Rapsodia per un killer (1978) con Harvey Keitel.
Thomas lavora, come il padre, nel settore immobiliare e, all’occorrenza provoca sfratti infilando topi sotto le porte o prendendo a randellate i senza tetto che occupano abusivamente appartamenti sfitti.
A questa parte della sua vita, fatta di violenza, bugie e interesse per il denaro, se ne aggiunge un’altra, fatta di musica. Un caso fortuito lo porta a preparare un’audizione che lo farebbe diventare un professionista del pianoforte.
Ho da qualche parte scritto che il cinema francese contemporaneo non fa per me. In particolare trovo ci sia qualcosa di stridente nella recitazione che, anche davanti ad attori di fama e bravura consolidata, risulta spesso sopra le righe. Non ho cambiato idea. Tuttavia ammetto che potrebbe trattarsi di un problema solo mio, che per onestà comunque vi riporto.
Il film però mi ha convinto nella capacità di seguire il protagonista nella difficoltà di gestire la dualità del suo ecosistema: da un lato la violenza, il lavoro, i soldi, gli impegni, il padre sempre nelle mani di qualche malvivente, dall’altro l’arte che si configura come una magica bolla di sapone, un luogo che isola dall’esterno, dalle brutture, dalle bugie.
La delicatezza con cui Audiard registra i cambiamenti di Thomas non appena ha la possibilità di mettersi al pianoforte, è ammirevole. La scelta di analizzare questo aspetto dell’arte è di per sé interessante: il suo lato più pratico, quello defaticante, il suo essere momento di decompressione e di vera espressione di sé stessi.
Vivere un dualismo di questo tipo è ovviamente difficile: le dita premono i tasti ma si stringono anche attorno alle mazze da baseball. Nessun uomo può resistere a due forze così diametralmente opposte senza scoppiare di tanto in tanto.
Anche la delusione che l’arte stessa può portare non può far dimenticare a un artista di essere tale: il piacere che ne deriva è eterno. La bolla che ti protegge dal mondo esterno non si romperà mai, questo ci dice Thomas, sporco di sangue ma alla fine comunque sorridente.
Quindi colei che non ama la recitazione dei francesi consiglia, nonostante tutto, questo film.
Una piccola parte per Mélanie Laurent, la Shosanna dei Bastardi senza gloria.
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