Marianna
14 gennaio 2012

Un posto al sole – recensione e commenti

Dal romanzo del 1931 An american tragedy (da cui, mi comunicano dalla regia, fu tratto anche uno sceneggiato italiano, nell’epoca degli sceneggiati televisivi) Un posto al sole (1951) di George Stevens vinse 6 Oscar tra cui quello di miglior regia.
Ma questo non è tanto importante quanto la scoperta del mio nuovo amore impossibile per Montgomery Clift.

Quanto è dolce, bello e indifeso mentre, nei panni di George Eastman, medita l’omicidio della povera Alice (Shelley Winters), sgranando i suoi occhioni azzurri in preda ai sensi di colpa?
Molto. Ma potreste non essere d’accordo.
Certo è che non è tanto semplice distribuire colpe e condanne a morte come sembra fare la giuria davanti a cui George si deve presentare. Follemente innamorato di Angela Vickers (Liz Taylor), affascinante fanciulla nullafacente dell’alta società, e per giunta ricambiato nonostante la iniziale opposizione di papà Vickers, George opta, alla fine, per non buttare nel lago Alice, operaia colpevole solo di essere rimasta incinta e volersi far sposare. Però Alice inciampa e cade da sola e George non riesce a salvarla.
O forse non ha voluto.
Non è ben chiaro nemmeno a lui e mi sembra comprensibile.
Gli unici sicuri sono i membri della giuria e l’avvocato dell’accusa interpretato da Raymond Burr, che condannano George alla sedia elettrica.
Victoria va a trovarlo in carcere e gli giura amore eterno: bella consolazione, considerato che non ha fatto proprio niente.
Oltre il danno, la beffa: il prete lo fa riflettere e, alla fine, ammetere che la sua colpa è quella di aver desiderato la morte di Alice. Questo equivale ad averla uccisa. Moralmente forse, ma spero che le leggi dello stato del Vermont abbiano intanto stabilito una differenza tra omicidio e omissione di soccorso.

Il dramma di George è tutto morale e sentimentale, laddove il testo originale insisteva nettamente sulla problematica sociale: Alice è, per George, la minaccia di una vita simile a quella povera e semplice che ha condotto sino a quel momento, mentre Angela, i suoi amici, lo zio che l’ha assunto nella propria fabbrica e che gli promette di far carriera, sono il riscatto, la possibilità di una vita bella, sotto al sole.
Le vere motivazioni di George sarebbero dunque, nel testo originale, senza dubbio sentimentali ma molto più nettamente determinate da ambizione sociale. Il che le renderebbe, a mio parere, più realistiche.
Un classico piacevole che si fa seguire prima e dopo la svolta drammatica, interpretato da ottimi attori e da una bellissima Liz Taylor. Fu all’epoca un grandissimo successo di pubblico.

Consigliatissimo, buona visione!

Approfondimento:

Un Pensiero

  1. [...] Clift. La minaccia che il suo personaggio potesse fare la stessa fine di quello interpretato in Un posto al sole, mi sapeva di sberleffo: incarcerato o addirittura condannato a morte per un crimine che non aveva [...]

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Pubblicato in Cinema