No della Consulta ai quesiti referendari: le reazioni

Roma- Ieri sicuramente è stata una giornata calda nella Capitale, sia dal punto di vista climatico che nella vita politica, in seguito alla bocciatura di entrambi i quesiti referendari promossi dal comitato di Andrea Morrone e Arturo Parisi. La sentenza è stata emessa dai quindici giudici dopo un giorno e mezzo di Camera di Consiglio.

I referendum riguardanti l’abolizione totale e parziale del “Porcellum“, la legge elettorale di Calderoli, sono stati ritenuti non conformi a Costituzione; pertanto Antonio Di Pietro, leader dell’Idv, ha reagito scagliandosi contro il Quirinale, ritenendo che il no della Consulta fosse un favore al Capo dello Stato, una vera e propria “decisione politica”.

Giorgio Napolitano non esita a rispondere alla provocazione dell’ex pm, che ritiene essere “volgare insinuazione”, simbolo di “scorrettezza istituzionale”; poi sollecita il Parlamento  a provvedere alla riforma elettorale, convocando in serata i Presidenti di Camera e Senato, Fini e Schifani.

La reazione dei partiti sono tutte rispettose nei confronti della sentenza emessa dalla Consulta: Alfano, segretario del Pdl, si dice pronto alla riforma, con un occhio di riguardo per quelle 1,2 milioni di firme depositate per promuovere il referendum; il Pd, criticando le accuse dipietriste se ne discosta, ammettendo la voglia di cambiare il Porcellum, presentando la proposta di legge mista, che acquista caratteristiche sia dal sistema maggioritario che dal proporzionale.

Intanto sembra riprendere il feeling tra Silvio Berlusconi, presente oggi in aula per votare contro l’arresto di Cosentino, e il leader del Carroccio, Umberto Bossi. I due ritengono l’attuale legge elettorale, definita “Porcellum” dallo stesso suo promotore, Roberto Calderoli, “una buona legge, forse da migliorare”; nella Lega però Maroni vorrebbe cambiare questa legge che limita l’elettore.

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