Miniguida: Danny Boyle
Se chiunque sia passato per queste pagine sa che Tarantino, Hitchcock e Wim Wenders sono le mie fissazioni, non credo di aver scritto di Danny Boyle tanto da farvi desiderare di perdere la vista.
Siete fortunati: vi beccate solo una miniguida dei suoi film. Che non sono molti, quindi siete fortunati due volte.
Questo allegro cinquantenne inglese inizia la sua carriera nel ’94 con la grottesca e macabra storia di Piccoli omicidi tra amici. Che tanto amici non sono se, dopo la morte del nuovo coinquilino e la scoperta di una valigetta piena di soldi, iniziano a sospettare l’uno dell’altro, rendendo la situazione sempre più sinistra. Non manca qualche forzatura, ma l’escalation del grottesco si fa apprezzare, insieme a una certa tensione.
Boyle continua con Ewan McGregor e lo porta al successo con quello che da molti è ritenuto il suo capolavoro: Trainspotting (1996) tratto dal romanzo di Irvin Welsh. Non so se si tratti del capolavoro di Boyle. In parte probabilmente sì. Certo è che è un film sincero e senza fronzoli, che racconta la storia di Mark (McGregor) e della sua combriccola di amici drogati.
Vediamo ogni tipo di liquido e secrezione corporea, le case più sporche, i bagni più disgustosi, le morti più dolorose, l’incoscienza e lo sballo in un film che non vuole né condannare né mitizzare le scelte di questi ragazzi: li guardi sullo schermo e un momento prima ti sembrano dei fighi, quello dopo stupidamente perduti. Forse questo è il modo giusto di raccontare certe cose.
Alcune trovate visive riuscite: la risalita su per il water, il tentativo di disintossicarsi in una stanza da letto che presto diventa da incubo. Robert Carlyle indimenticabile e violento. I telefilm addicted come me sorrideranno a vedere Kelly MacDonald, Kevin McKidd e Jonny Lee Miller, tutti giovanissimi.
Due belle trovate e due disastri: è raro stare sempre al 100%. Dopo l’ottima partenza Boyle si arena tragicamente in due stupidaggini. La prima è Una vita esagerata (1997) ancora con McGregor, stavolta con compagne americane Holly Hunter e Cameron Diaz. Una commediola romantica che inizia nel reparto Sentimenti in paradiso. Ho detto tutto.
La seconda stupidaggine è ancora più grave perché si prende terribilmente sul serio. The beach (2000), protagonista un Leonardo diCaprio che, ancora sulla scia del Titanic, faceva palpitare i cuori delle ragazzine prima di mettersi a fare film seri. The beach è una sorta di puntata de Alle falde del Kilimangiaro, con risvolti spiritualistici e New Age che alla fine si trasforma in un film sulle coltivazioni di marijuana. Tutto con la colonna sonora delle All saints. Fortunatamente chi non è stato quindicenne in quegli anni non le conosce.
Di 28 giorni dopo ho parlato qui. Ecco, Trainspotting lotta con questo film del 2002 per la palma di migliore, nella mia classifica personale, testimoniando che dagli svarioni non solo ci si può rialzare, ma si può farlo alla grande. Un horror fantascientifico e apocalittico di ambientazione inglese: perfetto.
Segue Millions (2004) dignitosa variazione sul tema della valigetta piena di soldi già analizzato in Piccoli omicidi tra amici. Vuoi dirci qualcosa Danny? Ha trovato qualcosa per strada e non sai come comportarti o è proprio una passione?
Sunshine (2007) è un fantascientifico non privo di difetti, soprattutto nel finale. Il sole si sta spegnendo e un gruppo di astronauti è in missione per riaccenderlo con un’esplosione nucleare. Poi i collegamenti radio si interrompono e si incappa in una navicella abbandonata. Entra in scena una strano essere e…vabè, il finale non è eccelso. Ma alcune scene sono davvero coinvolgenti oltre che immortalate magnificamente, come quella dell’incendio della serra e dell’impresa solitaria del capitano Kaneda per arginare un’avaria.
The Millionare fu la pellicola strapremiata con 8 Oscar nel 2008. Jamal partecipa al Chi vuol essere milionario indiano per conquistare la sua amata e liberarla dalla sottomisione a un noto criminale. Fanno da contrappunto alla tensione del quiz le dolorose esperienze di vita che hanno segnato Jamal dall’infanzia: questa serie di sfortunati eventi l’ha per caso portato a sapere le risposte del quiz.
Forse prevedibile in alcuni punti e dal finale superottimistico, The millionaire ha un grandissimo pregio: parla ai sentimenti, direttamente e con parole semplici, ma senza volgarità e banalità. E’ come i classici di un tempo: forse si capisce come va a finire, ma lo si guarda per quello che c’è nel mezzo.
Ultimo in casa Boyle 127 ore (2010) una sfida per il regista e per lo spettatore: claustrofobico e immobile, un film d’azione sui generis che forse a torto viene ricordato solo per la cruenta scena finale. Da vedere e apprezzare per l’interpretazione di Franco.
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