Marianna
10 gennaio 2012

Il romanzo di Mildred

Se conoscete l’Ing. Cane  interpretato da Fabio de Luigi il solo nome della protagonista vi farà ridere.

Ma c’è poco da ridere ne Il romanzo di Mildred (1945) di Michael Curtiz, già regista di Casablanca (1942) . Direi che farò vedere questo film ai miei figli quando ne avrò.
Soprattutto alle femmine.

Un uomo muore e pronuncia il nome Mildred, la bella Joan Crawford.  Il morto è il suo secondo marito, Monty Beragon (Zachary Scott). Dopo aver tentato di incastrare il suo ex socio in affari Wally (Jack Carson), alla polizia racconta più o meno tutta la sua vita, distrutta dall’amore per la figlia Veda (Ann Blyth), con l’intenzione di scagionare il suo primo marito Albert (Bruce Bennet), sospettato dell’omicidio per gelosia.
Scopriamo che Veda, spietata arrivista, non ha fatto altro che pretendere dalla madre un tenore di vita che non si sarebbero potute mai permettere se Mildred, dopo il divorzio da Albert,  non avesse lavorato notte e giorno come cameriera e come cuoca. Con intraprendenza tutta mascile per quegli anni, Mildred apre una catena di ristoranti e conosce Monty, un lavativo di prim’ordine  con svariati titoli nobiliari. Stretta tra le richieste di Veda e di Monty, i suoi affari si logorano lentamente.

Ma Veda non è ancora contenta. Sposa un riccone che non ama, in sede di divorzio lo ricatta fingendo di aspettare un bambino e ottenuto l’assegno se ne vanta con la madre.
Ricordandole per altro che è nata cameriera e morirà cameriera, è inutile che perda tempo con pettinature alla moda e pellicce.
La gratitudine non abita in casa Pierce evidentemente.

Chi ha ucciso dunque Monty? Mildred che ha scoperto che Veda ha una relazione con lui?

Albert che muore di gelosia? Veda, perché da un’arrampicatrice sociale ci si deve aspettare solo il peggio? Mio cugino?
Non ve lo dico, altrimenti non vedete il film.
Ripeto solo una cosa: la gratitudine non abita qui.

In una pellicola che unisce trhiller e melodramma, emerge più di tutto un bel ritratto di donna: determinata, moderna, attiva, piena di amore per la figlia anche a costo di non riuscire a vedere la realtà. La Crawford vinse l’oscar come migliore attrice protagonista.
La aiutano brillanti battute e il piglio deciso della donna d’affari.

 

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