Marianna
9 gennaio 2012

Il gatto con gli stivali – la recensione

Io e il Compagno di Poltrona siamo tornati al cinema dopo un po’ di tempo. Sento che siete felici per me e acclamate ippippurrà.

Il film prescelto è stato Il gatto con gli stivali di Chris Miller, già regista di Shrek terzo (2007) e Piovono polpette (2009). Perché noi due, grandi e grossi, non ci perdiamo un cartone animato.

Solo che siamo rimasti un po’ delusi. Vi spiego perché.

Il gatto e l’uovo Humpty Dumpty sono cresciuti insieme in un orfanotrofio di un villaggio spagnolo, sognando di trovare i fagioli magici e l’oca dalle uova d’oro. Le loro scorribande, prima innoque, poi via via sempre più pericolose, sfiorano l’illegalità e il gatto si tira indietro.  Tempo dopo si ritrovano fianco a fianco (o faccia a faccia) di nuovo alle prese con i fagioli magici e con una gatta supersexy e dal tocco felpato.

Questa la storia. Di solito dico “in due parole” o “in due righe”. Però la storia è tutta qui. A mio parere troppo legata alla tradizione fiabesca (Jack e il fagiolo magico), questo Il gatto con gli stivali, soffre di una eccessiva linearità e della totale mancanza di riferimenti e citazioni pop che avevano fatto la fortuna di Shrek.

Molti si erano lamentati di un prodotto, quello di Shrek, che era diventato vuoto e aveva cavalcato l’onda del successo anche dopo che, i motivi di quel successo, erano scomparsi.
Non sono d’accordo e questa sorta di spin-off me lo conferma: un misero riferimento a Fight Club e uno a Zorro (troppo facile, trattandosi di ambientazione spagnola) e poi nulla più, fanno sognare il poster di Justin Timbarlake nella stanza di Fiona, Pinocchio/Tom Cruise, il melodramma della vita dell’omino di pan di zenzero, le principesse guerriere e via dicendo.

Il gatto con gli stivali si avvicina, in questo modo, ad essere soprattutto una favola per i più piccoli: cosa che non è ovviamente un difetto di per sé, ma lo è alla luce del prodotto che Shrek ha rappresentato e delle aspettative che un film dedicato solo al gatto aveva creato.

La verità è che quando in Shrek 2 (2004) era comparso il gatto, eravamo tutti saltati dalla sedia per la sua genialità e ci aspettavamo che, un film tutto per sé, fosse un concentrato di risate. Così non è stato.
Si salvano le peripezie di Humpty con la tutina dorata e il gatto alla taverna che si stupisce per ogni cosa: un po’ poco.

Approfondimento:

Un Pensiero

  1. ArtWood scrive:

    Ciao Marianna, come al solito sono abbastanza d’accordo con te, Il Gatto con gli stivali non può competere con i vari Shrek.Però c’è anche da considerare che Shrek è stato un fenomeno, a mio avviso, che ha sconvolto l’idea di film di animazione, ha portato ad un nuovo modo di pensare in termini di animazione 3d, quindi forse vedere il gatto con gli stivali a confronto con Shrek è normale che ne perdi.Ovviamente sempre impeccabile la realizzazione della dreamworks con una resa grafica ce si avvicina sempre più alla realtà. Caio al prossimo Film

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Pubblicato in Cinema