Il gatto con gli stivali – la recensione

Io e il Compagno di Poltrona siamo tornati al cinema dopo un po’ di tempo. Sento che siete felici per me e acclamate ippippurrà.

Il film prescelto è stato Il gatto con gli stivali di Chris Miller, già regista di Shrek terzo (2007) e Piovono polpette (2009). Perché noi due, grandi e grossi, non ci perdiamo un cartone animato.

Solo che siamo rimasti un po’ delusi. Vi spiego perché.

Il gatto e l’uovo Humpty Dumpty sono cresciuti insieme in un orfanotrofio di un villaggio spagnolo, sognando di trovare i fagioli magici e l’oca dalle uova d’oro. Le loro scorribande, prima innoque, poi via via sempre più pericolose, sfiorano l’illegalità e il gatto si tira indietro.  Tempo dopo si ritrovano fianco a fianco (o faccia a faccia) di nuovo alle prese con i fagioli magici e con una gatta supersexy e dal tocco felpato.

Questa la storia. Di solito dico “in due parole” o “in due righe”. Però la storia è tutta qui. A mio parere troppo legata alla tradizione fiabesca (Jack e il fagiolo magico), questo Il gatto con gli stivali, soffre di una eccessiva linearità e della totale mancanza di riferimenti e citazioni pop che avevano fatto la fortuna di Shrek.

Molti si erano lamentati di un prodotto, quello di Shrek, che era diventato vuoto e aveva cavalcato l’onda del successo anche dopo che, i motivi di quel successo, erano scomparsi.
Non sono d’accordo e questa sorta di spin-off me lo conferma: un misero riferimento a Fight Club e uno a Zorro (troppo facile, trattandosi di ambientazione spagnola) e poi nulla più, fanno sognare il poster di Justin Timbarlake nella stanza di Fiona, Pinocchio/Tom Cruise, il melodramma della vita dell’omino di pan di zenzero, le principesse guerriere e via dicendo.

Il gatto con gli stivali si avvicina, in questo modo, ad essere soprattutto una favola per i più piccoli: cosa che non è ovviamente un difetto di per sé, ma lo è alla luce del prodotto che Shrek ha rappresentato e delle aspettative che un film dedicato solo al gatto aveva creato.

La verità è che quando in Shrek 2 (2004) era comparso il gatto, eravamo tutti saltati dalla sedia per la sua genialità e ci aspettavamo che, un film tutto per sé, fosse un concentrato di risate. Così non è stato.
Si salvano le peripezie di Humpty con la tutina dorata e il gatto alla taverna che si stupisce per ogni cosa: un po’ poco.

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