Marianna
28 dicembre 2011

Uomini da Oscar

Oggi entriamo nel mondo dorato degli Academy Award. È vero, vincere un oscar non significa sempre qualcosa: sono premi quasi del tutto americani, che lasciano poco spazio alle realtà cinematografiche del resto del mondo, spesso originalissime e portatrici di novità più interessanti di quelle Hollywoodiane. Tuttavia sarebbe ugualmente sbagliato ignorare quella che, pur con i suoi difetti, è l’industria cinematografica per antonomasia.
Iniziamo dunque…

Quelli di oggi sono uomini da record: gli unici 9 attori ad aver vinto ben 2 volte il premio come miglior attore protagonista. Siete curiosi di sapere chi sono vero?
Partiamo dagli albori: nel 1932 Fredric March vince l’oscar come miglior attore protagonista per Il dottor Jekyll, da molti ritenuta la migliore trasposizione del romanzo di Stevenson e una delle più impressionanti dal punto di vista degli effetti speciali, nonostante il film sia del ’32. March fa il bis nel 1946 con I migliori anni della nostra vita, uno dei classici del cinema americano sui reduci.
Spancer Tracy aveva la faccia. Qualsiasi ruolo da lui interpretato acquistava un valore aggiunto dovuto al suo carisma. I suoi Oscar sono datati 1937 e 1938, rispettivamente per le interpretazioni in Capitani coraggiosi e La città dei ragazzi. In quest’ultimo padre Flanagan dirige e organizza un centro per l’educazioni di giovani deviati, con la convinzione che nessuno sia, a prescindere, una cattiva persona.
Gary Cooper nel 1941 riceve il suo primo oscar come protagonista per Il sergente York uno dei più grandi successi del mitico Howard Hawks che ricevette 10 nomination in quell’anno. Cooper sbanca poi nel ’52 con Mezzogiorno di fuoco, affrontando i banditi nella mitica sparatoria del finale. Il film è in bianco e nero, ma circola in tv in versione colorata.
Nel 1954 è il turno di Marlon Brando e di Fronte del porto che quell’anno si accaparra 7 oscar e tutti importanti (film, regia, sceneggitura, fotografia, scenografia, attore protagonista e attrice non protagonista). Brando fa il bis molti anni dopo, nel ’72 con Il padrino su cui non c’è, ovviamente, niente da dire.
Jack Nicholson spunta nel 1975 con la drammatica interpretazione in Qualcuno volò sul nido del cuculo.  Nel 1997, l’anno in cui Titanic spezza il cuore di tutte le ragazzine e ruba tutti gli oscar tecnici, più quelli per film e regia, Nicholson si guadagna un piccolo spazio sul palco con la seconda statuetta per l’interpretazione in Qualcosa è cambiato.

Ho accennato al dramma familiare di Kramer contro Kramer qui. Dustin Hoffman vinse per quell’interpretaione nel ’79, per poi ripetersi nell’88 con Rain Man di Barry Levinson, interpretando il commovente fratello autistico di Tom Cruise nel loro viaggio verso Los Angeles.
Quella de Il mio piede sinistro (1989) è la drammatica interpretazione che valse a Daniel Day-Lewis il primo Oscar. In una Dublino operaia si racconta la storia vera del paraplegico Christy Brown che riuscì ad esprimersi come pittore e scrittore con il piede sinistro. Più recente è invece la statuetta per Il petroliere (2007), l’epica vicenda di Daniel Plainview, che cercando l’argento, trovò l’oro nero.

Il 1993 e il 1994 sono anni d’oro per Tom Hanks che vince due oscar consecutivi con Philadelphia e Forrest Gump. Il primo un capolavoro di delicatezza e tolleranza che non passa mai per il buonismo, semmai per la progressiva scomparsa dei pregiudizi; il secondo capolavoro epico e divertente. L’ascesa verso l’infinito e oltre di un preannunciato perdente.
Infine è il turno di Sean Penn, uno dei più bei brutti del cinema hollywoodiano. Ho già parlato qui di Mystic River, uno dei capolavori di Clint Eastwood. Nel 2003 alla cerimonia degli Oscar è l’anno de Il signore degli anelli – Il ritorno del re, che spopola conquistando una sfilza di premi tecnici oltre che miglior film e regia. L’interpretazione di Penn in Mystic River però non può passare inosservata: un uomo distrutto disposto ai peggiori eccessi di violenza pur di trovare l’assassino della figlia. Nel 2008 la seconda statuetta gli è assegnata per un ruolo struggente in Milk di Gus Van Sant, la storia di Harvey Milk che nel ’74 è primo gay dichiarato a occupare una carica pubblica in America.
Correte a rivedere le interpretazioni di questi uomini da Oscar!

Approfondimento:

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Pubblicato in Cinema