Interfacciarsi: oltre l’apparenza, c’è la sostanza

Prendendo spunto dalla nuova interfaccia di facebook,  sempre più strumento, di comunicazione non solo sociale, ma oserei azzardare ego-intimista, mi lascio andare ad alcuni ragionamenti, prima che rivolti agli altri, a me stesso.

“Timeline – a New kind of Profile” sembra che sia lo slogan con cui è stata accompagnata sul web la novità, non so se sia veramente un nuovo genere di profilo, quello che mi piace però, è che sta prendendo sempre più le sembianze, la propria pagina (personal home page) di un Diario.

Come tutti i diari, segue cronologicamente e fedelmente tutto quello che giorno dopo giorno ci sentiamo di pubblicare, ed ora in modo molto preciso, si riesce ad archiviare e  rivedere le vecchie notizie in maniera molto più pratica e veloce di prima.

Cosa significa tutto ciò? probabilmente che in facebook, hanno analizzato che “l’apparenza” conta. Eccome se conta, visto che è proprio grazie alla prima impressione che la mente dell’uomo, inizia ad approcciare con tutto quello con cui ha a che fare. Ma il particolare che rende questa nuova interfaccia ancora più accattivante è la vicinanza ad un supporto cartaceo.

Il vero grande dubbio, facilmente risolvibile a mio parere è infatti libro o I-Book? Quotidiani o Computer? la parola d’ordine è: flessibilità, quindi, tutti e due possono convivere. Ne hanno discusso anche in una cornice internazionale, direttori di riviste specializzate di design. Il tutto da marzo a giugno 2011 a Segovia (città medievale) della Spagna.

La mostra/dibattito è stata suddivisa in nove aree : Innovazione,Sostenibilità,Compromesso,Tipografia, Spazio, Formato, Utopia, Fotografia, Individualità. Il dibattito, molto sentito, in questo periodo di grossi cambiamenti ha visto convogliare un pensiero critico, abbastanza unitario. Tutti sembrano infatti d’accordo nel ripensare, riprogettare gli strumenti cartacei e digitali della comunicazione nell’ambito del design.

Il settore dell’editoria cartacea, se saprà dialogare con il web, potrà ampliare (come già accade) le piattaforme di divulgazione, temo però che come tutte le forme di comunicazione, non bisognerà esagerare. Chi non è direttamente coinvolto in prima persona, ha bisogno di un buon “tutor”, che cerchi di semplificare il linguaggio, la testata deve indirizzare il fruitore (lettore) a ragionare sui contenuti, riflettendo su quello che viene pubblicato.

In futuro, ma alcune riviste lo stanno già facendo adesso, utilizzeranno le news letters, tramite le email degli utenti registrati per accattivare ed imbrigliare l’attenzione, successivamente, se il fruitore ritiene interessante “il preliminare” approfondirà cliccando sull’URL e collegandosi alla seconda fase, entrare ulteriormente all’interno dell’argomento. L’obiettivo finale, quello più “intimo”, sarà l’acquisto in edicola.

Risulta, quindi sempre più chiaro che il progetto grafico e comunicativo, la stessa forma di scrittura, dovrà essere adeguata ai nuovi strumenti digitali. la parola d’ordine è velocità, e importante alla fine, sarà l’immagine, il medium che deve accalappiare l’attenzione del lettore, a sua volta però, l’immagine deve avere un contenuto convincente, che la supporti e che trasmetta l’intelligenza di un progetto. In caso contrario si rischia di cadere nella delusione di una storia, come cantava in una canzone di qualche anno fa Riccardo Cocciante “Bella senz’anima”.

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