Marianna
10 dicembre 2011

Machete di Robert Rodriguez.

Cosa ci si aspetta da un film di Robert Rodriguez, sebbene girato a 4 mani con Ethan Maniquis?
Quelli al di sotto dei 13 anni, hanno tutta una produzione per ragazzi a cui attingere.
Io, che ho superato i 25,  mi aspetto arti mozzati, donne troppo belle, troppo sexy, troppo dure per essere vere, teste tagliate, sangue a fiotti. E arti marziali che sfidano le leggi della fisica, ovviamente.

Machete (2010), come i precedenti Dal tramonto all’alba (1996), Planet Terror (2007), Sin city (2005) è esattamente questo.
Ai fan era preso un colpo quando in Grindhouse (2007)  Rodriguez aveva inserito un trailer fasullo di un film su Machete interpretato da Danny Trejo. Poi quando si è saputo che il film si sarebbe girato sul serio, il colpo è stato ancora più grande.

Machete  racconta le vicende di una responsabile dell’immigrazione in tacchi vertiginosi (Jessica Alba), una venditrice di tacos a capo della “Rete” che aiuta gli immigrati messicani a inserirsi in America (Michelle Rodriguez), un senatore (Robert De Niro) che gioca a tiro a segno con i clandestini insieme al suo braccio armato (Don Johnson), un politicante (Jeff Fahey) e un narcotrafficante (Steven Seagal) che hanno disparati interessi nell’elezione o meno di De Niro.
C’è anche Lindsay Lohan strafatta e vestita da suora.
E poi c’è Machete, che ha a che fare in un modo o nell’altro con tutti.

La storia non ha alcuna importanza. Lega a malapena le scene d’azione le une alle altre.

Il film serve a staccare il cervello dalla corrente per un’ora e mezzo, è chiaro. Tuttavia non fate l’errore di pensare che si tratti di una buffonata mal fatta. Rodriguez gira una buffonata eccellente, sapendo di stare girando una buffonata. Vi incanterete davanti alle acrobazie di Machete, al fascino che esercita sulle donne, alla sua straordinaria forza fisica. Machete usa, rigira e toglie serietà  a quel genere cinematografico di cui Steven Seagal è protagonista da anni.
Spinge al massimo sul pedale delle mazzate da orbi e ne esce vincitore, stampando un sorrisone sulle labbra degli spettatori.
Si ride di gusto delle manciate di inverosimiglianza gettate a piene mani in ogni inquadratura e prima dei titoli di coda, Machete è già un mito. Anzi, lo sa persino lui:

perché essere una persona comune, quando sono già un mito?

sdoganando la proverbiale umiltà di ogni eroe :D

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Pubblicato in Cinema