Roma ricorda la sua diva ambasciatrice

Roma- “Ci sono viaggi che si fanno con un unico bagaglio. Il cuore“.  Questa frase percorre l’intera mostra dedicata a Audrey Hepburn, la diva del cinema divenuta un’icona, ma non solo: Audrey negli ultimi cinque anni della sua vita si è battuta per sensibilizzare i governi sulla drammatica situazione dei paesi emarginati, occupandosi della loro popolazione, con riguardo ai bambini poveri e malnutriti.

Cinque anni in cui, grazie alla potenza del suo nome ha testimoniato con forza l’impegno e la missione della più grande organizzazione mondiale per la tutela dei bambini, l’UNICEF.

Nel 1988 la diva ambasciatrice dell‘UNICEF si è recata in Etiopia, paese devastato dalla siccità e dalla carestia. L’anno seguente Audrey continua la sua lotta in Sudan per salvare quei bimbi malnutriti e vuole renderli protagonisti di una società civile che li ha dimenticati. L’attrice nel 1989 visita il Bangladesh, l’America latina, scopre il grande amore per la vita umile di quella gente, la loro vitalità e intraprendenza.

Nel 1990 va in Vietnam per distribuire i vaccini ai bambini e promuove la realizzazione di strutture sanitarie realizzate dall’UNICEF. L’ultimo viaggio nel ’92 la porta in Somalia, dove impera la guerra civile e la carestia.

I bambini hanno sempre avuto un posto privilegiato nel cuore di Audrey Hepburn e non solo negli ultimi anni; per la sua famiglia ha lasciato la grande carriera che l’ha resa mito vivente e icona di classe.

La mostra all’Ara Pacis, che terminerà il 4 dicembre, rileva quindi un aspetto nuovo e desueto dell’attrice: oltre che il suo stile inconfondibile, evidenzia soprattutto l’aspetto umano di una donna fragile, che sapeva amare incondizionatamente, nelle sue tre vite di diva, mamma e ambasciatrice.

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