Miniguida: i killer più psicopatici del cinema

Non tutti i killer sono uguali. Chi fa strage in una banca, non è uguale a chi uccide solo donne. E chi uccide solo donne non è uguale a chi si fa un cappotto con la loro pelle. Oggi una miniguida ai killer più psicopatici del cinema 😀

Quando ero piccola ho visto parecchie volte Seven (1995) di David Fincher con Brad Pitt, Morgan Freeman, Kevin Spacey, Gwynet Paltrow. Mi spaventava a morte la storia di questo killer psico-religioso: sette vittime per i sette peccati capitali, con annessa tortura in tema, ovviamente. In una città piovosissima i due poliziotti (Pitt e Freeman) seguono la scia di delitti di cui non vediamo mai l’efferratezza, ma solo le conseguenze. Corpi mutilati, scoppiati, lasciati morire: una mente malata non ha limiti. Il tragico finale ha marchiato il dolore di Brad Pitt e l’espressione compiaciuta di Spacey.

Appena ho parlato di giubbotto di pelle umana avete pensato ad Hannibal Lecter, vero? Non si può parlare di elaborati e malati piani omicidi, senza pensare a Il silenzio degli innocenti (1991) di Jonathan Demme con Jodie Foster e Anthony Hopkins. Lei, giovane recluta nell’ambiente tutto maschile del FBI fa visita a Lecter, noto psichiatra pluriomicida e cannibale per ottenere informazioni sull’assassinio di 5 donne che sono state allegramente scuoiate. Il rapporto tra i due si imposta su uno scambio di informazioni sempre più personali fino a un finale inquietante. L’alllestimento scenografico del poliziotto squartato e appeso in bella mostra, si dimentica difficilmente.

I cannibali non mancano in Non aprite quella porta (1974) grade classico del genere, diretto dal maestro Tobe Hooper. Allegri ragazzi in gita in Texas incappano in cultori dello smembramento di cadaveri per placare i languorini pomeridiani. Leatherface armato di motosega, che apre e chiude quella dannata porta, rimane impresso per la violenza e la fisicità.

Nel 2004 iniziava la lunga serie di Saw che recitava, nel sottotitolo italiano L’enigmista, prima che si passasse ai numeri romani, per non perdere il conto: siamo arrivati al sesto film, mi pare. E il record è che, probabilmente, nessuno vale lo sforzo di essere visto. Non ho detto sforzo a caso. Jigsaw è il serial killer che, in questo primo film, prende in ostaggio un oncologo e un fotografo e li incatena in un lurido bagno con un cadavere, con il compito di uccidere l’altro entro un tot di tempo, altrimenti moriranno entrambi. Lo sforzo sta, per noi povere vittime, dover assistere a una serie di torture sadomasochiste che solo una mente veramente malata può concepire. Molto malata. Ebbi la sfortuna di vedere al cinema il secondo capitolo, La soluzione dell’enigma (2005): impossibile non distogliere lo sguardo da quei poveracci che sono destinati a farsi veramente molto male. Preferite la ragazza che cade nella piscina di siringhe, quella che si taglia i polsi o quello che deve strapparsi via un occhio per poter sopravvivere? Si fa grande sfoggio di fantasia, pure troppa. C’è anche un bel debito nei confronti di Seven, per l’idea di una sorta di contrappasso che le vittime devono scontare. Ma qui la violenza è dappertutto sullo schermo, insieme a un po’ di cattivo gusto. Consigliato strettamente ai cultori del genere.

Javier Bardem è un serial killer terribile in Non è un paese per vecchi (2007) dei fratelli Cohen. E’ armato di un aggeggio ad aria compressa che serve per uccidere le mucche e di una monetina con cui decidere la sorte delle vittime. Oltre che di una pettinatura da incubo.

Venero i Coen ma non amo molto questo film. Tuttavia Bardem è un assassino gelido e impassibile ma insieme totalmente folle.

Ancora David Fincher, regista questa volta di Zodiac (2007). Qui si ha a che fare con quello che si annunciò come il primo serial killer americano: seminò il panico nella baia di San Francisco con 37 aggressioni. Malato di protagonismo, mandò lettere in codice a tre grandi quotidiani, terrificando la popolazione e facendo uscire di senno un poliziotto, il capocronista e il vignettista del San Francisco Chronicle. Due ore e mezzo di film: guardatelo una sera in cui siete belli svegli e non ve ne pentirete.

Chiudiamo uscendo un po’ dal sentiero: Kathy Bates in Misery non deve morire (1990) di Rob Reiner non uccide nessuno, ma probabilmente batte molti serial killer in quanto a pazzia. Accanita lettrice dei romanzi che vedono protagonista la sua eroina Misery, Annie Wilkes si ritrova a soccorrere l’autore della saga Paul Sheldon (James Caan), ferito dopo un incidente stradale. Quando viene a scoprire che lui ha intenzione di far morire Misery nell’ottavo libro, lo incatena e lo tortura per costringerlo a scrivere un finale diverso. La scena in cui lei gli rompe i piedi ha tolto il sonno a persone che conosco.

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