L’Egitto brucia ancora: insorti a Piazza Tahrir

El Cairo- Fuoco e fiamme regnano da tre giorni Piazza Tahrir, teatro della trascorsa primavera egiziana che ha estinto il “regime di Mubarak”. I manifestanti combattono per le dimissioni dei vertici militari, al fine di approdare ad una forma di governo democratico.

L’instaurazione di un esecutivo civile e rappresentativo del popolo è previsto nel 2012-2013, ma gli insorti, dopo un’apparente accordo mediato dall’imam Makram per la restituzione di alcuni agenti presi in ostaggio, all’alba hanno ripreso la loro guerra civile contro le forze dell’ordine, sul posto per far sgomberare la piazza. Si contano 1500 feriti e 22 morti in tre giornate di ribellione.

L’ondata rivoluzionaria quindi sembra non volersi placare, avendo come scopo una tempestiva fondazione di una vera democrazia, tanto aspirata dagli egiziani.  Mahmoud Afifi, uno dei portavoci del Movimento 6 aprile , denuncia la repressione degi manifestanti, soprattutto giovani, che vogliono lottare per il loro futuro, un avvenire ricco di garanzie per i loro diritti.

Il Consiglio militare ha preso pieno potere dopo la caduta di Mubarak, ma a causa delle violenti ripercussioni nell’intero Egitto (anche nella vicina Alessandria si sono verificati degli scontri), si rischia lo slittamento delle elezioni parlamentari previste per il 28 novembre.

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