Monti ottiene la fiducia anche alla Camera con 556 sì

Dopo il Senato, anche la Camera dei Deputati concede la fiducia al governo Monti con 556 voti favorevoli e 61 contrari. Un voto scontato, così come annunciato il no della Lega Nord che continua ad accusare il nuovo esecutivo di essere espressione dei ‘poteri forti’. Il voto era stato anticipato in mattinata dal discorso tenuto in Aula da Mario Monti, il quale ha parlato di ‘fiducia vigilante’, ‘impegno limitato nel tempo’ e ‘scelte non gradevoli in arrivo’. Il Presidente del Consiglio ha spiegato che il suo ‘governo di impegno nazionale’ sarà limitato nel tempo, “non un minuto di più del tempo sull’arco del quale questo Parlamento ci accorderà la fiducia”. “Continuate pure a chiamarmi Professore – ha aggiunto Monti – perché l’altra carica, quella di Presidente, durerà poco. I presidenti passano, i professori restano”. Monti ha però sottolineato che l’obiettivo sarà quello di arrivare fino a nuove elezioni. Il neo Premier ha poi esternato tutto il suo ottimismo per il compito che attende il suo esecutivo, dichiarandolo dipendente dal Parlamento e chiedendo di non usare il termine ‘staccare la spina’: “non ci consideriamo un apparecchio elettrico e saremmo incerti se essere un rasoio o un polmone artificiale”. Monti ha poi risposto alle perplessità e alle critiche di chi lo ritiene espressione dei ‘poteri forti’, definendole affermazioni “fantasiose e offensive” e ricordando che in passato, quando si oppose alla fusione di due grandissime società americane, fu definito dal mondo finanziario americano “il Saddam Hussein del business”. Monti ha inoltre richiamato tutti ad assumersi le proprie responsabilità, invitando la società civile a non puntare troppo facilmente il dito contro la classe politica. Uno degli obiettivi, di contro, sarà proprio quello di accrescere la credibilità delle istituzioni. Il neo Premier, in ogni caso, ha preannunciato che presto saranno prese “decisioni non facili e non gradevoli”. Riguardo ai prossimi impegni, Monti volerà a Bruxelles per incontrare, su loro proposta, Merkel e Sarkozy: “un incontro a tre per avere il contributo dell’Italia nella soluzione dei problemi dell’euro”.

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