“L’Europa siamo noi”: Monti dichiara al Senato il programma dell’esecutivo

Roma- Grande giorno per la politica italiana e non solo. Mario Monti, Presidente del Consiglio incaricato, insieme al suo nuovo esecutivo di soli tecnici ha esposto al Senato le dichiarazioni programmatiche per ridare fiducia all’Italia.

Il discorso si è tenuto in circa 45 minuti, interrotto da vari applausi, per presentare il suo governo di impegno nazionale; impegno che Monti qualifica e qualificherà sempre come doveroso non solo per attuare le riforme strutturali promesse all’Europa, ma di cui l’Italia necessita in tempi brevi, perché “l’Europa siamo noi“. Tale frase, anticipa, verrà riproposta più volte nel corso del suo mandato, segno della sua importanza.

In primis il premier Monti precisa di voler instaurare un rapporto anche umano con tutti i politici, al fine di collaborare in questa impresa ardua di rilancio del nostro Paese. Il discorso, a volte letto, a volte integrato da digressioni volte a chiarirne il contenuto, è ricco di verbi al plurale: questo premier vuole subito formare una squadra, evitando i protagonismi sterili.

Il programma è ambizioso, ma necessario: “reinvestire sulle risorse sprecate, le donne e i giovani, escludere lo iato tra cose da fare oggi che avranno effetto nell’avvenire, non pensare che le riforme a lungo termine non siano giuste, in quanto anche gli investitori rivolgono il loro pensiero al futuro, pur agendo oggi”. E ancora, occorre non solo risanare il deficit pubblico, ma puntare alla crescita, anche influendo indirettamente sulle aspettative degli investitori, con una riduzione immediata dei tassi di interesse.

Monti non trascura i sacrifici: la grave situazione internazionale è sotto gli occhi di tutti, ma non va comunque demonizzata. Pertanto tutti dobbiamo sottoporci a dei sacrifici per ridurre il debito pubblico e aiutare la crescita, ma questi devono essere improntati all’equità, perché “maggiore sarà l’equità, più accettabili saranno quei provvedimenti”, augurandosi anche un ausilio della maggioranza parlamentare.

Non ultima la sempre attuale questione meridionale: divario nord-sud che potrebbe accentuarsi con la crisi, in ambito di infrastrutture, disoccupazione, innovazione, rispetto della legalità. Poi espone l’altro lato della medaglia: esistono anche problemi del nord, quali costo della vita, povertà, delocalizzazione. Tutto ciò è inerente al discorso sul federalismo, che evidenzia l’importanza delle autonomie locali, sancite dalla nostra Costituzione all’articolo 117, del riformato titolo V.

Questo nuovo reale governo “del fare” si prospetta dunque ambizioso e propositivo, in quella che lo stesso premier Monti aveva definito, nel giorno del suo insediamento, “la grande sfida dell’Italia”.

 

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