La 25° ora di Spike Lee.

Monty (Edwart Norton) ha deciso di ritirarsi dal narcotraffico e di vivere agiatamente a New York con  Naturelle (Rosario Dawson). Una soffiata però porti i poliziotti in casa e una condanna a sette anni di carcere.

Quello che segue da questo punto in poi è il racconto delle ultime ventiquattro ore a disposizione di Monty per tirare le fila di una vita che, per un errore, è stata in fin dei conti, sprecata. Capire chi ha fatto il suo nome alla polizia, capire se e come è possibile sopravvivere in carcere, sospettare dolorosamente di Naturelle, organizzare una festa d’addio durante la quale vengono fuori paure, malumori, aspettative deluse e rimpianti. Salutare gli amici di sempre: Frank, un broker di Wall street (Barry Pepper) e Jacob, un insegnante (Philp Seymour Hoffman) invaghito di una sua allieva (Anna Paquin).

La 25°ora (2002) di Spike Lee è una narrazione dolorosa e avvincente, poetica, che si configura come un lungo addio o come un lungo conto alla rovescia, se preferite. Ciò che attende, implacabile, alla fine, è quella venticinquesima ora dopo la quale le cose non potranno essere più le stesse.

Alcune delle scene che amo di più.

Il celeberrimo monologo allo specchio durante cui Monty fa un ritratto personalissimo della citta di NY e delle etnie che la abitano.

Il doloroso scontro con gli amici dopo la festa. E’ ormai giorno e Monty deve recarsi in prigione. La paura di essere violentato lo porta a chiedere a Frank di picchiarlo a sangue per non arrivare in prigione con a faccia troppo pulita.

L’incontro con Naturelle, quando lei era appena una ragazzina del liceo. E’ bellissimo notare, in una specie di contrappunto, il cambiamento del personaggio: da sfrontata adolescente, consapevole della sua bellezza, a giovane donna, matura, in tuta da ginnastica ma sempre bellissima, che si prende cura di Monty quando lui torna a casa con il naso rotto. Lui sta per andare via e non tornare per molto tempo e lei si preoccupa della borsa del ghiaccio. Questo è amore.

Il bellissimo finale. In questa venticinquesima ora Monty può scegliere tra 3 alternative: il carcere, il suicidio, la fuga. Ed è proprio il padre a prospettargli quest’ultima opzione. Ciò che rende il finale un capolavoro è che la possibilità di scappare, narrata dalla voce del padre commosso e pieno di speranza, si materializza davanti ai nostri occhi e diventa più vera della realtà (il meccanismo è lo stesso del racconto di Mr Orange ne Le iene di Tarantino. Ovvio che qui il pathos è a tutt’altro livello).  La venticinquesima ora è una possibilità che non si realizza.

Vi lascio il video, buona visione :)

http://youtu.be/SM14ORd2rJ8

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