Berlusconi e l’ora della verità: moralità per i “traditori”

Roma- L’altalena mediatica che stringe le volontà del Presidente del Consiglio sembra incessante. Nella serata di ieri e stamattina continuano le dichiarazioni di dimissioni seguite da smentite del premier protagonista.

No ai ribaltoni”: così Silvio Berlusconi ribadisce il suo dissenso alle ipotesi di un governo tecnico guidato da Mario Monti o di larghe intese, senza voler aprire all’ Udc di Casini.

Già nei giorni scorsi Berlusconi aveva annunciato che la maggioranza ha i numeri per proseguire il progetto politico votato dagli italiani per questa legislatura. Resistere, resistere, resistere, il verbo più ripetuto in tutti i tg, anche se molti sono i deputati Pdl e del partito di coalizione, la Lega, che sono stanchi di “tirare avanti”.

La prova del nove sarà la fiducia sul voto del rendiconto alla Camera, in cui Berlusconi vorrà vedere in faccia chi “proverà a tradirlo”, negandogli la sopravvivenza dell’esecutivo.

Un’ufficiale crisi di governo sarebbe poco auspicabile in questa situazione economica;  le opposizioni però denunciano da tempo l’inefficienza dell’attuale esecutivo. Bersani e Rutelli si sono recati a un incontro privato con il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, anche leader di Futuro e libertà, per deliberare su un possibile prossimo esecutivo. I Radicali di Marco Pannella annunciano che non potranno votare contro un provvedimento importante come il rendiconto, scongiurando lo spettro del passato “salvataggio” del governo Berlusconi.

Il rendiconto in questione in effetti è essenziale per la stabilità dei conti pubblici, che potrebbe avere importanti ripercussioni sull’andamento dei mercati.

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