Grecia, crisi nella crisi

Il premier Georges Papandreou rischia di vedere il suo governo sgretolarsi, soprattutto in seguito alle critiche interne alla maggioranza per la proposta referendaria, accolta con disappunto. Per domani è previsto il voto di fiducia, ma la sfida sarà decisiva: in gioco non solo il governo greco, ma l’Europa intera.

L’agenzia di stampa greca, Ana, ha rivelato che la maggioranza che voterà la fiducia consterà solo di 150 deputati, a fronte dei 300 dei quali aveva goduto fino a questo momento. Stamattina Papandreou ha convocato un Consiglio dei Ministri straordinario, proprio come ha fatto ieri il nostro premier Silvio Berlusconi.

Il fronte dell’opposizione, capeggiato da Antonis Samaras, invita il governo in carica alle dimissioni, promuovendo le elezioni il prima possibile e una rinegoziazione con l’Unione europea; programma differente rispetto a quello della maggioranza, che pone un referendum sugli aiuti e sull’austerity dell’Europa.

Sul referendum il ministro Venizelos, secondo cui questa agonia è doverosa per non far verificare il default, propone di reimpostare il quesito in maniera più chiara alla popolazione.

Purtroppo questa musica è fin troppo familiare a noi italiani: opposizione che chiede elezioni anticipate, governo precario che richiede spesso la fiducia…

Il parere dei vertici dell’Eurogruppo è scettico sulla sopravvivenza della Grecia, che “non deve avvenire a tutti i costi”. In fondo, dicono, il Paese rappresenta solo il 2% del Pil e il 4% del debito pubblico, così che un’eventuale uscita dall’euro non inciderebbe sugli altri paesi dell’Eurozona.

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