Unione europea, ultimatum all’Italia e imbarazzi dilpomatici

Bruxelles- La Marcegaglia l’aveva preannunciato, e non è certo un’indovina. Il vertice europeo ha imposto all’Italia e al governo Berlusconi un rigido ultimatum sulle riforme, comprendente il piano di crescita, la riforma della giustizia e le pensioni.
Entro mercoledì si esigono impegni scritti”-tuona il tandem Merkel-Sarkozy. I due sembrano fidarsi ben poco delle rassicurazioni di Silvio Berlusconi, cui si sono rivolti in un colloquio privato, indice della delicatezza della questione.
Ecco che su tutti i tabloid risalta quel loro sguardo complice misto al sorriso, seguito alla domanda di un giornalista su quanto l’Europa conti nella reale attuazione, da parte del governo italiano, delle misure urgenti.

Non dimentichiamoci della lettera inviata il 5 agosto dalla Commissione Ue, riguardante l’esigenza di riforme tempestive. I mercati hanno risentito fin troppo dell’incertezza della politica nostrana e l’Italia deve comprendere l’importanza delle sue azioni per salvare la moneta unica.
Il quadro è delineato. Esistono due tipologie di crisi nel continente -afferma l’economista Daniel Gros in un’intervista rilasciata a “Il Messaggero“- una nascente dal credito immobiliare, che ha colpito le bache dell’Irlanda e della Spagna; l’altra derivante dal debito pubblico, che ha colpito Roma e Atene”.
Questo spiegherebbe perchè i leaders europei oggi considerano l’Italia e la Grecia sullo stesso piano. In realtà il debito pubblico del Bel Paese è interno, a differenza della Grecia che proviene da creditori esterni, quindi spetta al governo italiano varare ampie riforme il prima possibile.

La tempestività è un aspetto che preoccupa il Colle, soprattutto in seguito alla telefonata della Cancelliera tedesca Merkel al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale rimane scettico sui minimi voti che riescono ancora a far resistere la maggioranza in Parlamento. Come potranno essere varate queste riforme, bisognose del più ampio consenso?
Le opposizioni continuano insistentemente a sollecitare le dimissioni del premier, il quale pensa di riuscire ad accordare la maggioranza di governo sulle pensioni, nonostante i dissensi dell’alleato Bossi.

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