Erika e Omar dieci anni dopo il delitto di Novi Ligure
Nel febbraio 2001, Novi Ligure, una cittadina tranquilla in provincia di Alessandria, fu scossa da un fatto di cronaca che ebbe una fortissima risonanza nazionale.
Due ragazzi, poco più che sedicenni, si erano macchiati di un crimine efferato, brutale e senza senso. L’opinione pubblica era confusa e sgomenta.
Erika e Omar erano due fidanzatini, adolescenti, da tutti definiti “normali”, eppure commisero il peggiore dei crimini.
Con novantasette coltellate tolsero la vita alla madre e al fratellino di Erika. Il piano della giovane era quello di non fermarsi, prevedeva anche l’assassinio del padre, ma Omar dopo aver commesso i due omicidi, non si sentì in grado di portare a termine il folle progetto della fidanzata e decise di andare a casa.
Erika era ferma nelle sue intenzioni, di certo il carcere non era contemplato tra le sue aspettative, così inscenò una rapina. Andò per strada in lacrime, chiese aiuto, raccontò che degli extracomunitari erano entrati in casa in cerca di soldi, ma che il tentativo di rapina si era concluso in un bagno di sangue e che lei era riuscita a salvarsi, nascondendosi.
Gli inquirenti capirono subito che la ricostruzione della ragazza nascondeva qualcosa, così chiusero in una stanza Erika e Omar, che pensando di non essere ascoltati, parlarono del crimine compiuto.
Erika esortava Omar a non confessare e ad avallare la sua confessione, era lei ad avere la situazione in mano, era lei che doveva gestirla, di fronte a un più debole e spaventato Omar.
I due ragazzi sono stati condannati a quattordici e sedici anni di reclusione, un anno e mezzo fa Omar è stato rilasciato, mentre Erika grazie a sconti di pena e all’indulto è uscita dal carcere ed è stata affidata ad una comunità di recupero.
Oggi, Omar, è un ragazzo di ventisette anni con un passato scomodo e che lo accompagna ogni giorno della sua vita, ha una nuova fidanzata, lavora e cerca di vivere la quotidianità come qualsiasi ragazzo della sua età. Si dice pentito, in un’intervista ha dichiarato che avrebbe dovuto aiutare Erika in altro modo, che ogni giorno pensa al piccolo Gianluca e alla signora Susi. Ieri mattina, dopo più di un anno dalla sua liberazione, Omar si è recato per la prima volta al cimitero sulla tomba delle vittime.
Erika, all’inizio di dicembre di quest’anno tornerà in libertà, dice di essere una persona nuova, afferma di essere stata costretta da Omar ad uccidere la sua famiglia. Desidera trovare l’amore, avere un figlio, sente la mancanza della madre e afferma di provare un profondo amore per il padre che non l’ha abbandonata in questi dieci anni, aiutandola e standole vicino.
Dopo dieci anni, i punti di vista di Erika e Omar sono totalmente discordanti e c’è ancora una difficoltà ad assumersi le proprie responsabilità. E per questo motivo sorge un dubbio su quanto siano veramente consapevoli e pentiti di quello che hanno fatto, e su quanto e come siano cambiati da quel lontano 2001.
