Gli “Indignados” e la protesta anti-casta

Roma- Mercoledì di fuoco in Via Nazionale, sede della Banca d’Italia, in cui si trovava il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Il popolo degli Indignados, nome con cui sono stati ribattezzati studenti, precari, cassintegrati e pensionati italiani, al pari degli spagnoli, continua la  protesta contro una politica ingiusta, dominata dall’individualismo e dal disinteresse per le reali questioni che attanagliano il Paese.

Armati di bandiere tricolori e dalla volontà di urlare “basta ai privilegi dei parlamentari”, rivendicando “un atto di semplice giustizia” il fatto di non voler essere gli unici a pagare la crisi, i manifestanti sono stati bloccati davanti al Palazzo delle Esposizioni dalle forze dell’ordine. L’obiettivo primario è risvegliare gli italiani dall’inerzia in cui riversano ormai da tempo, a fronte di una forma democratica in via di estinzione. La nostra Costituzione infatti sancisce all’art.1 che “la sovranità appartiene al popolo” e sembra doveroso ricordarlo in un delicato momento come questo in cui i cittadini vengono relegati al ruolo di meri contribuenti per far fronte alla crisi internazionale.

Le proposte avanzate da questo grande movimento anti-casta risultano dunque  quanto mai opportune: creare una vera democrazia rappresentativa e donare specialmente ai giovani delle prospettive per il futuro.

Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, pur riconoscendo il diritto a manifestare, vuole preservare gli interessi della città. La Capitale assediata è andata in tilt ma “la giornata internazionale della rabbia” , conclusasi con uno spettacolo improvvisato organizzato dagli occupanti del Teatro Valle con Elio Germano e Sabina Guzzanti, in realtà proseguirà sabato 15, vero fulcro della protesta.

Commenti

commenti