Fight Club: tirami un cazzotto più forte che puoi.

Ah, Palahniuk, Palahniuk. Come devo fare con te?

Un altro innamoramento letterario, l’ultimo, quello in corso, sembra sempre il più forte, il più bello, quello che ha spazzato via tutti gli altri, chissà poi se è vero o è solo l’euforia del momento.

Io sono per “lultimo amore non si scorda mai”.

Sto leggendo tutti i libri di Palahniuk, l’ho detto a mia mamma, l’ho detto ai miei amici, l’ho detto al mio ragazzo. Lo sto dicendo a voi che, in questo modo, siete avvisati.

Vi parlo di Fight club (1996), quindi, in sostanza, non so cosa e quanto dirvi.

Il primo motivo è che chi non ha letto il libro ha visto il film e viceversa.
Con grande probabilità direi cose che avete già pensato perché siete fan di Brad Pitt o perché avete conosciuto Palahniuk prima di me.

Il secondo motivo è che Palahniuk è terribilmente simile a sé stesso.
Oggi parliamo di Tyler Durden, domani parleremo di Brandy Alexander e Evie Cottrel, abbiamo già parlato di Tender Branson e Victor. Oggi Tyler Durden decide che è necessario distruggere tutto per provare qualcosa, che nessuno di noi è il lavoro che fa e gli oggetti che possiede. Sicuramente non siamo arrivati alla stessa conclusione in nessuno degli altri libri ma Palahniuk è Palahniuk. Con i suoi elenchi, con le infinite ripetizioni, con le dissertazioni mediche e tecniche, con le formule casalinghe per ottenere la dinamite.

Terribilmente simile a sé stesso per me è un complimento. Vuol dire coerenza, vuol dire stile riconoscibilissimo.

 

Poi ho pensato: non sono una fan di Brad Pitt e ho scoperto Palahniuk da poco.

Potrebbero esserci altri come me, là fuori.

Cosa potrei dire loro, per invitarli a leggere Fight Club?

Se fate il vostro lavoro perché dovete farlo, se la soddisfazione che ne ricavate è la stessa che se ne ricava leggendo una fila di numeri o elecando gli aeroporti tutti uguali in cui atterrate; se siete costretti a pensare a come stiano messi male gli altri, per evitare di farla finita, allora avete provato le stesse emozioni del protagonista di questo libro che, trascinato da Tyler Durden, scopre che non sono necessari gli oggetti, non è necessaria una casa, non è necessario guardare chi prova qualcosa, ma bisogna provare qualcosa in prima persona.

L’autodistruzione è un buon modo per riuscirci.

La creazione di una organizzazione terroristica che crei il Caos è un buon modo per riuscirci.

La situazione sfugge un po’ di mano.

C’è un esercito di bassa manovalanza che fa andare avanti il mondo. Camerieri, autisti, baristi, infermieri, donne delle pulizie, benzinai. Finché la società li tiene al loro posto, contenti di avere piccoli mobili scadenti e un giardino dall’erba ingiallita, tutto sarà sempre come è.

Ma se questi si ribellano, sono guai per tutti. Anche per chi li ha creati.

Spero ne sia uscito un bello spot 😀 Buona lettura!

E dopo, se non l’avete già visto, guardate anche il film, ne vale la pena.

Commenti

commenti