Tra etica ed estetica

Uno dei temi (confronto-scontro) trattati maggiormente nell’ambito della creatività, è l’equilibrio tra estetica ed etica.

Significativa è una biennale veneziana di architettura del 2000, impostata da Fuksas che proclamava: ….è finito il tempo della ricerca del bello ideale. Intitolando la manifestazione con il motto ” meno estetica e più etica”.

Negli anni successivi, mi sono sempre chiesto, se l’estetica poteva essere anche etica e viceversa. Molto utile in tale senso mi è risultata una lettura che ho in corso, di un libro illuminante che si intitola ” la manomissione delle parole” di G.Carofiglio.

“…la bellezza non è dunque un ornamento. E’ una forma di salvezza e insieme una categoria morale. Bellezza è giustizia, come nell’antichità, come nel rinascimento.”

La domanda che mi pongo a questo punto è: ma allora la bellezza non è soggettiva? la risposta viene giustificata, andando a ritroso nel tempo. I parametri di bellezza delle nostre miss del dopoguerra (1945) sono ben diversi da quelli dei nostri giorni. Sicuramente molto più in carne e con nasi importanti.

A differenza quindi delle leggi, che hanno come fondamento la democrazia e la giustizia in senso universale, la bellezza ricalca in parte questi parametri, diciamo etici, ma con aggiornamenti ciclici.

Ancora dal libro di Carofiglio: La bellezza, le bellezze hanno una funzione vitale, che è anzitutto etica. Lo mette bene in luce Jhon Keating, il protagonista del film L’attimo fuggente:

” Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino; noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria, sono nobili professioni , necessarie al nostro sostentamento. Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita”.

E’ una frase emozionante, pur nella sua ingenua, inevitabile retorica hollywoodiana.
Ed è una frase che enuncia una fondamentale verità: il bello non è carino e meno che mai “interessante” (concetto, quest’ultimo, consumistico, ha scritto Susan Sontag): il bello “risveglia e approfondisce in noi il senso della vastità e della pienezza del reale”.

Attenzione ora, perché Carofiglio, sottolinea coraggiosamente che “la ribellione” non è solo civile ma “estetica”. Su questo sono profondamente d’accordo.

La creatività, infatti, non nasce solo dalla particolare sensibilità insita nell’individuo
ma soprattutto dalla capacità (critica) di analizzare più attentamente di altri la realtà, non per assecondarla ma per trasformare la percezione conformista, riuscendo a farla propria e a creare nuovi parametri percettivi.

Come disse, agli studenti, Steve Jobs, ad una lezione magistrale, qualche anno fa in una università americana, “Siate creativi ed affamati” aggiungerei se mi si permette: “siate alternativi e controcorrente, ribellatevi alle logiche di mercato”.

Solo se si è attenti al proprio comportamento morale, adottando un atteggiamento critico, ci sentiamo più positivi e costruttivi.

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