Andrea e Pio

Ancora insalata stamattina in mensa: stavolta mista. Rucola, pomodori, cipollotti freschi, sedano, lattuga, rapanelli: tutta merce sequestrata dai vigili agli abusivi e che sarebbe andata sprecata. Invece da un pò di mesi a questa parte, la portano da noi.

Devo dire che l’effetto variopinto di questa insalata, mano a mano che procedevo nella pulitura degli ortaggi, era veramente delizioso. Avrei

voluto fotografarla! Un profumino delizioso di orto aleggiava in cucina…

Cerco di arrivare sempre un pò in anticipo ultimamente, proprio perchè so che ormai ogni venerdì sono attesa per questo compito che, chissà perchè, sembra io faccia in maniera speciale. Le mie origini credo che c’entrino molto in questo. Il mio paese per cultura è specializzato nella preparazione di infinite e deliziose ricette a base di ortaggi, e al contrario del mio accento, questo non l’ho dimenticato.

Allegria, voglia di stare insieme, umorismo dei frati e di noi volontari, danno alla mattinata trascorsa in mensa un’impronta decisamente “rosea”… e se ci si riflette bene, in quel luogo non c’è nulla di roseo. Chi arriva lì è disperato, eppure…

Andrea, per esempio. (Mano a mano li farò conoscere più o meno tutti)… un ragazzo grande e grosso che ha sempre la battuta pronta, il sorriso smagliante, e una buona dose di incoscienza. Di lui so poco, tranne che è di origini napoletane. Da quando gli ho detto che anche mio marito lo è, ogni volta immancabilmente vuole coinvolgermi in discorsi sulla cucina partenopea. E sull’andamento della NOSTRA squadra… simpatico e positivo, ecco come definirei Andrea.

Eppure non ne avrebbe motivo… ha il diabete: ogni mattina appena arriva, prima di sedersi a tavola, va nel suo angolino che gli abbiamo riservato in cucina e si auto somministra l’insulina, scherzandoci su e trovando sempre un motivo per ridere di se stesso. Lui vive per strada, come molti altri, e quello è l’unico momento in cui può farlo probabilmente. E’ giovane, non avrà più di 35 – 40 anni…

Chissà perchè è finito così e perchè continua a vivere così…

Anche frate Pio, il novizio egiziano, ci ha raccontato un breve aneddoto stamattina: non ha potuto aiutarci molto purtroppo, aveva il braccio ingessato. Appena rientrato da Roma, dove si era recato per motivi di studio, complice il bel tempo si è dato al giardinaggio all’interno del convento che lo ospitava. Si è arrampicato su un muro dal quale voleva estirpare delle erbacce, ma si è protreso troppo e ha fatto un volo dalla scala. Si è rotto il polso e non potrà usare la mano per almeno 15 giorni. Me ho ha raccontato sorridendo e sghignazzando come un matto, e a me è venuto da sorridere…

Ha 20 anni frate Pio…

E’ un frate, certo: ma è anche un ragazzino con normali atteggiamenti da ragazzino. Il suo nome egiziano è M’omen, ed è nato ad Asyut, da una famiglia Copto – Cattolica. Ho scoperto che scrive: e lo fa molto bene anche.

Tutto ha un senso… ho letto un articolo molto lungo su delle sue riflessioni che riguardano religione e rapporti umani. Un brevissimo stralcio…

<< Di fronte alla situazione che ho descritto, sono dell’opinione che la libertà religiosa non risieda nei confini che ci può consentire di tracciare o negli spazi che ci sono dati, ma nell’apertura propria dell’amore, nell’apertura all’altro. Il male viene a noi attraverso i fratelli.

Amandoli con un amore che non viene mai meno, non conosce limiti e non attende nulla dall’altro, senza guardare ai meriti o stilare classifiche, daremo loro l’occasione di salvarsi.>>

Un ragazzino frate Pio… ma così saggio!

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